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libro quarto 83

Seder vi torelli dell’armento, o a buoj
Recar conforto di recise spiche:
Mentre a più dure iuteso opre affatica
205Il robusto colono, a voi si addice
L’umil lavoro, cui presieda e vegli
Uom di canuta esperïenza e senno.
Già come genïal danza la chiami
O desco villereccio, agevol turba
210Di giovinetti, e villanelle io scorgo
Al ricolto apprestarsi, ed agli olivi
Stringersi intorno come pecchie al timo.
Già prestarsi vegg’io corbe, e di vimini
Contessuti panieri, e scale a pivoli,
215Roncigli, e canne e sacchi e strambe e forbici
Àtti al ricolto, e la rural famiglia
Sù per li dossi del bel colle partesi
E di grato susurro empie le valli.
Altri con man le più dimesse vermene
220Spogliati dei frutti nereggianti, e volgono
A se qual più s’innalzi, e le movibili
Scalee sublimi qui e là trasportano.
Ferve l’opra, il tumulto; udir puoi l’aure
D’incomposti suonar canti di giubilo,
225Plaude all’opra, e begli estri ispira Pallade.
Ma badi ognun che il ramoscel non vegna
Col frutto anch’esso, o si scoscenda, e scemi