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la capanna dello zio tom


— «Lo intesi stamane, colle mie proprie orecchie, mentre portava acqua al padrone. Mi mandò a vedere perchè Elisa non venisse a vestirla; e quando corsi ad annunziarle che la era fuggita, esclamò subito: Dio sia lodato! Il padrone ne parea fuori di sè e le disse: moglie mia, tu parli da insensata. Ma, Dio buono! la signora la vincerà! conosco abbastanza come finiscono queste faccende; assicuro che è meglio stare colla padrona.»

Samuele il Nero si grattò, a queste parole, il suo zuccone lanoso, il quale, tuttochè non contenesse una profonda sapienza, racchiudea almeno una buona dose di quel criterio che è comune ai politici di ogni colore e di ogni paese, e che consiste comunemente in sapere da qual parte bisogna tagliare il pane. Soffermatosi in questa grave considerazione, diè di nuovo una tiratina a’ suoi pantaloni; operazione meccanica con cui solea aiutarsi nelle sue perplessità mentali.

— «Non ci veggo abbastanza chiaro; ma pur troppo a questo mondo nulla vi ha di sicuro.»

Samuele parlava da filosofo, come se avesse conosciuto per esperienza tutte le generazioni de’ mondi; e quindi venne saggiamente alle seguenti conclusioni:

— «Credeva che la signora avrebbe messo sossopra il mondo per raggiungere Elisa» soggiunse Samuel con aria pensierosa.

— «Non vedi chiara come è la cosa — disse Andrea — o nerissimo tra tutti i neri? Non ti accorgi che la signora non vuole in alcun modo che il figliuolo di Elisa cada nelle mani di Haley?»

— «Benissimo!» rispose Samuel con accento incomprensibile per tutti coloro che non l’hanno udito pronunciar dai negri.

— «E potrei aggiunger altro — disse Andrea — per consigliarti di andar presto ad insellare i cavalli, perchè udii che la padrona domandava di te ed hai perduto già troppo tempo.»

Samuele si mise subito all’opera, e di lì a poco comparve, conducendo a galoppo, in aria di trionfo verso la casa, Bill e Terry; e balzato destramente da cavallo prima che giungesse al luogo della fermata, li legò ad un palo destinato a questo uopo. Il cavallo di Haley, che era un puledro ombroso, cominciò a scalpitare e a tirar la cavezza.

— «Oh sei ben feroce, disse Samuele; e un maligno sorrriso, singolare a vedersi, rischiare la nera sua faccia. Ora ti legherò io» soggiunse egli.

Un frondoso faggio protendea un’ombra foltissima tutto all’interno, ed il terreno era qua e là sparso di piccole faggiuole triangolari. Samuele con una di queste nascosta tra le dita, si avvicina al puledro; lo liscia, lo accarezza, infingendo di volerlo acquetare; e intanto, sotto pretesto di