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libro secondo 81

Molt’oro i corpi ristorar possiamo,
39Paghi di ciò, più che mai paghi allora
Che il ciel sorrida, e le stagion de l’anno
Spargan di fior’ le verdeggianti erbette.
42Nè più leste sen van le febbri ardenti,
Se in tessute pitture e in fulgid’ostro
Rivoltolar ti puoi, che se t’è forza
45In plebea coltre rannicchiar le membra.
Chè, se nulla non giova al corpo nostro
Copia d’òr, nobiltà, gloria di regno,
48Stimar dunque si dee, che nulla importi
A l’animo del par ciò ch’è soverchio;
Se non forse qualor nei vasti campi
51Ferver tu miri e simular battaglia
Le tue legioni ornate d’armi, instrutte
Da forza di riserve e d’elefanti,
54Strenue del pari ed animose, o quando
Fervere e sopra il mare ampia distendersi
Vedi la flotta, spaventate allora
57Da tali armeggi trepidanti fuggano
Lungi dal cor le credule paure
E i terrori di morte, e d’ogni affanno
60Lascino il petto libero e disciolto.
Ma se di riso e di ludibrio degni
Son codesti spettacoli, e i terrori
63Degli uomini e le lor cure seguaci
Non fragor d’armi o frecce atre paventano,

6 — Rapisardi: Lucrezio.