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libro sesto 353

Rigidi corpi abbandonando, accoglie
Alcun foco ne l’aure. Anche talora,
414Se freddo spiri e senza foco il vento,
L’impeto del suo colpo eccita il foco:
Perchè a punto, ove un corpo altro percota
417Con veemenza, confluïr da lui
E in un da ciò che la percossa accoglie,
Ponno principj di calor; sì come
420Allor che noi spezziam co ’l ferro un sasso
Schizzan scintille; nè perchè sia fredda
La sostanza del ferro, a’ colpi suoi
423Concorron men del caldo lampo i semi.
Così dal fulmin dunque essere accesa
Dee la materia, che per sorte è posta
426In tal condizïone e ha tal natura
Che si possa infiammar. Nè di leggieri
Esser dee per l’appunto al tutto fredda
429La possanza del vento, essa che d’alto
Con tanta forza impetuösa è spinta,
Che, se nel corso non s’accende, pure
432Mista a un certo calor tiepida arriva.
     Agile è il fulmin poi, grave il suo colpo,
Celerissimo il guizzo e la caduta,
435Perchè eccitata la sua forza accogliesi
Tutta sin da principio entro le nuvole,
E d’aprirsi una via fa sforzo enorme;
438Indi allor che i cresciuti impeti accôrre