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si voleva mantenuto intatto il diritto della libera associazione. Il governo opjnava altrimenti; ei vietò la riunione pel banchetto riformista da tenersi nel XII quartiere della capitale, e notificò non essere sua intenzione di opporsi colla forza a tale trasgredimento, sibbene di permettere lo ingresso dei convitati nella sala, di far loro la intimazione di ritirarsi e i persistenti in quell’atto di rivolta chiamarli al giudizio supremo della Corte di Cassazione.

Il deputato Odilon-Barrot, capo dei riformisti nella Gammi, è un uom di legge, timido ne’ pericoli, privo d’energia, d’ingegno felice, per mestiere eloquente, e superbo de’ pregi de’ suoi discorsi, co’ quali allor non mirava che ad ottenere un momentaneo trionfo sul ministero, di cui nel cuore era spesso l’emulo, sempre l’amico.

Gli è perciò che nell’ora istessa, nella quale gl’italiani miravano rosseggiare sinistramente il cielo al di sopra delle Alpi, quell’ardito nel dire e nel far poco intero, non volendo togliere per sè la responsabilità delle conseguenze che mai potessero risultare dai provvedimenti presi dal governo, fece affiggere sui canti un bollettino a stampa, con cui pregava i buoni cittadini a volersi astenere da qualsiasi manifestazione, onde non servir di pretesto alle violenze governative. E assicurava che l’opposizione, conoscendo i nuovi doveri che la condotta ministeriale imponevate, aveva risoluto con un gran numero di deputati di porre immediatamente il ministero in istato di accusa.

Il luogo di convenio pe’ convitati all’agape di libertà e pe' militi nazionali che disarmati dovevano accompagnarceli, era il peristilo del tempio della Maddalena; su quel posto, il generale Tiburzio Sebastiani, comandante la 4° divisione militare, attelò due compagnie di fonti; parecchi reggimenti dispose sul baluardo e sulle vie che sboccano nella strada-reale per impedirne l’ingresso; e diè ordine a molti squadroni di corazzieri, di municipali e di ussari di porsi in ordinanza sulla vasta piazza della Concordia dirimpetto il ponte che mena alla Camera de’ deputati.

Questi non dovevano dar libero accesso che ai rappresentanti della Francia muniti della loro medaglia e perlustrare il largo viale de’ Campi-Elisi sino alla via di Chaillot, ove molti sergenti di città e soldati presidiavano il loco destinato al banchetto.

Piovigginava. I monelli ridevano di quell’apparecchio di guerra, e appressatisi a’ cavalieri, gridavano loro «Giù il ministero! Vivano le Riforme!». Quindi barricarono burlescamente di seggiole il viale de’ Campi-Elisi, e cominciarono a gittar fango e sassi sui municipali che si affannavano onde farli uscir dalla piazza. Gli studenti in massa, seguiti da molto popolo, si recavano dinanzi al ministero delle relazioni estere per protestare in favore delle riforme; le truppe riescivano a farneli allontanare; ma, giunti sulla via dì Rivoli, scomposero il lastricato, formarono barriere e si apparecchiarono a difenderle. Con vetture rovesciate, con mobili, con sassi altre barriere si costruivano lungo la via Sant’Onorato, e quella detta Vivienne. Le officine degli armaiuoli erano invase; le strade di San Dionigi e di San Martino si asserragliavano in ogni sbocco. Il quartiere del Tempio era chiuso su tutti i canti e difeso dal popolo armato. Gli scontri furono tra le due parti accaniti e durarono la notte ed il giorno dell’indomani. Nella seduta della