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fatto che è l’universo, tutte sono mille volte più difficili a concepirsi dallo spirito, che quella assai più semplice dell’esistenza d’una causa prima, intelligente e volente.

Egli è perciò che i progressi della ragione e delle scienze naturali hanno screditato la scuola atea e sulle rovine di quella nacque la razionalista, la quale giunge per diversa via ad un egual meta. Quella negava ridendo, e negava per sistema e per progetto; ed a quella scuola viziosa per la sua maniera, immorale pel suo sistema preconcetto, il mondo deve però la demolizione del Medio Evo. Ma quell’abile demolitrice non valeva a nulla edificare, ed ella lasciava l’umana ragione come una carta sulla quale nulla v’era di scritto; ella dunque dovea finir di regnare, e moriva, lasciando a succeditrice nell’opera della emancipazione della intelligenza umana, la scuola razionalista, la quale cangiò il Caso in Etere Cosmico, nella necessità di dare alla vita universale una ragione sufficiente. Ma essa pure ci conduce davanti a quel dilemma che ne accusa la debolezza. L’Etere Cosmico, il fluido vitale dell’universo è desso intelligente e volitivo? in questo caso siamo ancora una volta d’accordo; ma se non lo è, e non lo può essere, allora questo fatto dell’intelligenza e della volontà resta un’altra volta effetto senza causa, e la ragione si trova in bocca un osso più duro da rosicchiare, che non l’esistenza divina.

La scienza di tutti i tempi ha ammesso le ipotesi, e di quelle si serve con una frequenza ed una fiducia ch’è talora eccessiva. In questo problema solo, ch’è pure fra tutti vitale ed importantissimo, non sarà lecito e logico fra le molte ipotesi delle diverse scuole quella accettare, e ritenere, che soddisfa maggiormente alle esigenze della ragione?