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mento, di meditazione e d’espiazione: essi nulla ammettono di spontaneo nello svolgimento della vita morale; tutti i menomi moti del cuore e della mente vengono vigilati, sorpresi, classificati più o men logicamente, e non persi di vista mai, dovendo essi tutti esser fedelmente riportati ad un cotale che l’incarico s’è assunto di avviar quest’anima alla perfezione; e, mediante le cure sue, ed i suoi lucidissimi precetti, si è ridotta a tale d’aversi di lui per ogni cosa stretto bisogno, di nulla veder senza li altrui occhi, di nulla giudicare senza l’altrui cervello, e di non potersi ristare dal mettere altrui in terzo fra sè ed i più intimi, e nè più gelosi, segreti,


«Come se far non possa i fatti sui
Se in opera non pon gli organi altrui».


E questa assolute insufficenza dell’individuo queste perpetua minorità, dura fino alla morte; anzi va, queste forza astringente ed assorbente, sempre più incalzando fino a che, di quest’anima, che cammina alla perfezione, più non reste che un cadavere ed un automa che, di vite propria, non si ha che la parte fisica e vegetativa.

Non volendo io per nulla affatto scendere nei penetrali dell’uman cuore per cercarvi le cause di questo ritrovato, che non mancò per avventura di appoggiare numerosi e forti interessi (non essendo nè la satira nè la storia l’assunto mio) io proseguirò nelle ragionate teorie prendendo dovunque il buono, e sceverando il falso ed il gratuito, guidate quale sono dallo schietto amore della verità e della luce.

Accennavo, che quelle dottrine, che si propongono d’avviar l’anima alla perfezione, predicano il distacco, l’isolamento, la meditazione, e l’espiazione; e taluna avrà portato avviso, che troppo leggermente io condannassi teorie, che fini sì al-