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sentito è il senso d’equità e di giustizia. Ora non potendo egli appagarlo, avversato qual’è dall’ignoranza, vinto dalle passioni, soggiogato dalla forza, immolato agli interessi, e sentendone tuttavia la somma ragione, trovò il dogma del premio e della pena, o meglio, lo sentì, ed in questo fondò la ragione della virtù e l’odio del vizio. Laonde l’esistenza della divinità creatrice, ordinatrice e provvidenziale, l’immortalità, il premio del bene e la punizione del male; ecco i tre dogmi che furono base alle teogonie tutte, e che ogni ragionevole intelletto può e deve ammettere.

Ammessa l’esistenza della divinità, l’uomo le deve omaggio e riconoscenza, ed ecco sorgere la religione donde i culti ed i riti; ammessa l’immortalità ecco sorgere con essa l’infinito, e l’aspirazione all’infinito, donde l’indefinito progresso; ammesso il premio e la pena, ecco sorgere la ragione della morale, donde la sociale felicità.

Premesse queste poche parole a prevenire le nostre lettrici del punto da cui partiamo, nè potendo noi più inoltrarci nelle religiose teorie senza specializzare, epperò renderci a molte impossibile (e non trovando pur necessario il farlo dacché abbiam già trovato la ragione religiosa), passiamo a disquisirne i caratteri, segnalarne le viziose applicazioni e le vere.

Essenzial carattere dell’ossequio, che F uomo prestar deve alla divinità, è l’essere questo ragionevole, essendo ragionevole chi lo presta, e verità assoluta, e ragion d’ogni cosa, l’essere supremo a cui è rivolto; perciò l’assurdo è insulto a Dio, nè può essere scusato che dall’invincibile ignoranza. Assurdo perciò non potea ch’essere, a mo’ d’esempio, il sacrificio, il quale intendeva onorar Dio col distruggere la sua fattura: ciò non potea scusarsi che dall’ignoranza, ma il Sacerdote il quale godeva le parti comestibili delle vit-