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XXIV

Ed eccovi scorse di volo le diverse parti della mia fatica. Come vedete, ella vi è tutta ed affatto consacrata, ad un solo fine si è ispirata, l'utile vostro, e dell umanità.

Accompagnando io la donna in tutte le situazioni, esaminandola sotto tutti i rapporti, e tenendo io a presentarle il suo meglio, volli preci* puramente parlare alle giovinette che esordiscono nella vita, già istrutte, epperò in grado non solo di accogliere le leggi della morale sotto la forma d’apotegmi, che se meccanicamente s’incidono netta ferace memoria dell’adolescenza, di rado resistono saldi sotto la bufera sollevata dalle giovanili passioni, ed in faccia alle speciose dottrine che loro servono da campioni; ma capaci eziandio sono di seguire quei raziocina, che conducono la loro mente ad apprezzarle, il loro cuore ad amarle, e decidono quindi la volontà a seguirle.

So che non tutte, per avventura, le idee qui sviluppate troveranno la difficile unanimità delle simpatie, ma quale autore mai, qual libro, quale concetto, trovò tutte le adesioni? quante volle la verità, camminando a testa alzata nel suo dritto cammino, dovette porre, senza pur avvertirlo, il calcagno su qualche esistenza che nella polvere si trascinava, e scomporre il lento e pertinace lavoro di molto tempo? Lo scrittore dovrà egli dunque prender sempre la penna per osannare a tutte le passioni, a tutti gl’interessi, a tutti i pregiudizii dacché siansi eretti in caste, in sistemi, ed asciugarla al più presto dacché trovisi incompatibile con essi? Se considerazioni di personale interesse avessero sempre asciugate le penne, a qual punto sarebbe ogni umano progresso? E come combatterà il pregiudizio chi si uccide sul labbro la parola, per timore di lui? Chè ne sarebbe del cristianesimo se Cristo avesse temuta la croce? Chè del nuovo mondo se Colombo avesse paventato