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Già lo dicemmo altrove, la miseria nella donna suona prostituzione.

Parent-Duchâletet attesta, che sopra tre mila creature perdute in Parigi, 35 soltanto erano in istato di poter nutrirsi.

La legge poi, abbandonando alla donna tutte le conseguenze delle seduzioni, aggiunge anche il suo peso al giogo iniquo che già le gravita addosso, ed incoraggia l'uomo, che muove talora atroce guerra alla figlia del popolo.

Sono manufatturieri che seducono le loro compagne d’industria, sono proprietarii e direttori di fabbrica che minacciano il rinvio alla giovine che loro non si abbandona e che, atterrita dal lurido spettro del digiuno, cede, ed è poi messa alla porta; sono padroni che scacciano dalle loro case giovinette disonorate, le quali trovano poi chiuse in faccia tutte le porte e tutti i volti asteggiati a dispregio; e l’impossibilità di onesta sussistenza le fa pendere dubbiose e tremanti fra l’infamia ed il suicidio.

Ed invero, privata la donna del diritto industriale, chiusele davanti tutte le professioni, ridotta a vivere di poche industrie di infima retribuzione, ella è completamente alla discrezione di chi possa fornirle un po’ di lavoro.

Pensa ella bene a siffatta situazione della donna una certa farisaica virtù che, mentre perdona all’uomo l'uso e l’abuso d’una posizione ch’egli si è fatta col merito del muscolo, e lo sciopero ch'egli fa nel vizio delle sostanze e del patrimonio de’suoi figli, pretende poi, che ogni donna sia una eroina, che si lasci morir di fame anziché cedere alle esigenze del sempre immacolato provocatore?

Dio mio! la società ha dessa un po' di quel viscere che si chiama cuore quando sparge a larghe mani il disprezzo e l’abiezione sulla fanciulla sedotta?