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la coscienza del ben fare è largo compenso all’ignoranza, che non lo sa apprezzare.

Nè crediate che l’intelligenza e le sue produzioni siano un privilegio dell’altro sesso chè, abbandonandovi al letargo nella creduta impossibilità di molto fare, nulla poi fate, e ad ozio vergognoso passate i giorni, gli anni, e la vita. Se gli uomini tutti avessero la mente di Alighieri, di Vico o di Macchiavello, l’umanità per vero sarebbe a sufficienza servita, ma le sono queste unità colossali che tutti i secoli celebreranno, vedendosene assai di rado riprodotte le copie, mentre a centinaia ed a migliaia veggiamo intelletti ottusi e spiriti angusti, che appena bastano al disimpegno dei famigliari interessi o di materiali gestioni, che non sono che la quotidiana ripetizione dell’egual meccanismo; chè in quanto ai mille altri che pur raggiungono gradi accademici, quando si considerino i lunghissimi anni di pertinace studio, e i mille mezzi d’istruzione aperti alla viril gioventù, la congiura dei parenti e degli insegnanti, delle istituzioni e delle opinioni, dei mezzi e della necessità a spingerveli, sarebbe invero un disgraziato fenomeno se difettasse loro anche quella facoltà che è la memoria, e quel poco di criterio necessario a rendersi conto di ciò ch’ella ritenne.

Che se, dopo pochissima riflessione sul diverso procedere della educazione e dello insegnamento riguardo ai due sessi, veniste a stabilire, che l’uomo ha il privilegio dell’intelligenza; o che non sapremmo cosa pensarci del criterio vostro, o che saremmo indotti nel dubbio che, amando voi sopra ogni utile e nobile cosa la vacuità della vita e la inerzia dello spirito, onde almeno essere a voi conseguenti mostriate portar profonda la credenza della vostra nichilità.

Ma s’egli è questo basso fine che vi muove, l’onta vostra non estendete ad altrui, e non ca-