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D. Ciccio con la polvere di Cipro
su la Perrucca.

xxx.
D.
Ciccio, che’l pensiero ha sempre intento

 A far da cascamorto, e da zerbino,
     Sparso di Cipria polve il Perucchino
     4Ninfeggia in piazza, e ne profuma il vento.
Io da quella polvere argomento,
     (E mi dorrebbe d’esser indovino)
     Ch’al poverel sovrasti assai vicino
     8Un qualche sfortunato avvenimento.
So ben, che le sue rette inclinazioni,
     Preservandol da falli, e da delitti,
     11Lo rendon salvo da le punizioni,
Ma pur s’adempiran le predizioni,
     S’è ver, che son vicini ad esser fritti
     14Allor, che s’infarinano, i C.....


Si cava moralità della Perrucca
di D. Ciccio.

xxxi.
S
Orte stabil non v è! Quel generoso

 Destrier, che trasse già Cocchio dorato,
     Al fin grave per gli anni è condannato
     4A trarsi dietro un Carretton fangoso.
Quel prezioso lin, cui già fu dato
     Coprir di bella Donna il sen nevoso,
     Al fin, dall’uso, e dall’età corroso,
     8Per salvietta del Culo è destinato.
Quel crin, ch’oggetto fu d’ammirazione
     Fin che rifulse inanellato, e riccio
     11Sul capo là di florido Garzone,
Reciso al fin, qual fù quel d’Absalone,
     Fassen Perucca, e in testa di D. Ciccio
     14Diventa in un balen pel di C.....