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L’Autore difende dal detto d’un Aristarco la sua Cicceide.
Al Sig. Giuseppe N.

cccxiv.
G
Iuseppe, una cert’invida Genìa,

     Che suol gli applausi altrui sentir con pena,
     E che lubrica va per quella via,
     4Dove il genio satirico la mena,
Ha preso a dir, che la Cicceide mia
     E’ parto vil d’insipida Camena,
     E s’affatica in rimostrar, che sia
     8Di freddure insoffribili ripiena;
Or senza opposizion, sia conceduto.
     Ch’abbiano i versi miei, per avventura
     11Molto di freddo in se, nulla d’arguto.
Pur se i C.... son caldi per natura,
     Non sia poca virtù l’aver saputo
     14Dal caldo ricavar qualche freddura.


Per i detrattori della Cicceide.
Al Sig. Domenico Arnolfini.

cccxv.
S
Ento, che certe Genti appassionate,

     Letta la mia Cicceide in un ridutte
     Là, ve tu pur, Signor, t’eri condutto,
     4Ne fer mille spreggevoli risate;
So, ch’ad una per una esaminate
     Le parti di quel libro, il disser tutto
     Pien di C....nerie senza construtto,
     8E degne sol di sprezzo, e di fischiate.
Ma se mai più con simil detrazione
     Udrai coteste critiche genìe
     11Tassar qualunque mia composizione,
Tu sostenendo allor le parti mie,
     Dì, ch’io mi posi a scriver d’un C....
     14Giusto per dir de le C....nerie.



Per