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l'ombra del passato 353

tere si profili chiaro comi» lo montagne all’orizzonte, rivelando tutte le sue gibbosità.

Ma bastò ch’egli svoltasse strada e vedesse Jusfin con una lettera in mano per cambiar d’umore e d’opinione. Dove andava Jusfin? Egli lo raggiunse, curioso, e non poteva credere ai suoi occhi quando il vecchio, solenne e silenzioso, accennò a dargli la lettera.

— A me? — egli disse, esitando a prenderla. - C’è risposta?

— Se c’è mandala! - rispose Jusfin, tornando indietro.

Adone prese la lettera: le dita e il mento gli tremavano visibilmente, nè egli pensava a dominarsi.

Idee folli gli turbavano la mente: egli credeva che la lettera fosse di Maddalena e contenesse frasi d’umore!

L’aprì, vide la firma; gli sembrò che quel nome, scritto a lettere alte e irregolari, fosse un nome arcano, il cui significato lo spaventava e lo riempiva di gioja. Sì, la lettera era di Maddalena.

Ma ella invitava semplicemente «l’egregio signor Adone» ad assistere, l’indomani sera, alla recita nel teatrino del palazzo.

— Andrò! egli disse fra sè; e non ricordava che per l’indomani sera egli aveva dato appuntamento a Caterina: non ricordava più nulla: non pensava neppure a Maddalena. Il suo turbamento era così forte che, come un acuto dolore fisico, non gli permetteva di pensare ad altri che a sè stesso.