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silvestri riunite sotto i boschi di salici in riva al fiume.

— Che accadrà domani? — egli pensava; e si meravigliava che un’avventura simile potesse accadere così semplicemente.

Poi si coricò, spense il lume, ma non potè addormentarsi. Gli pareva di esser già nel bosco, tra i fusti dei pioppi dritti e grigi, così eguali e numerosi che a guardarli offuscavano gli occhi. A un tratto egli si trovava solo con Maddalena: ella cercava fiori e di tanto in tanto lo guardava. Egli osava avvicinarsele e dirle:

— Non lo sa che devo prender moglie? Posso dire, anzi, di averla già. È quella povera bambina contro la quale un giorno lei ha sbattuto la sua scarpetta.

Ma poi si stizzì del suo sogno. Erano cose da dirsi, quelle?

— No, veh, caro! Dormiamo! — disse a sè stesso. E cercò di pensare ad altre cose. Come riuscire ad aver un colloquio segreto con la zia? La cosa era difficilissima. Progetti fantastici gli passavano e ripassavano nella mente. Il primo giorno che la zia si sentiva bene egli si faceva prestare il carrozzino dell’oste e, giocando d’astuzia, riusciva a condurre Tognina a passeggio. Così nessuno poteva spiarli. Se occorreva, ed ella acconsentiva, egli era pronto a condurla da Caterina, o in altro luogo, e nasconderla e proteggerla. Che accadeva poi? E i suoi fratelli? Egli si disponeva dunque allegramente a rovinarli. No, bisognava aspettare,