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taso — tasso. 507

scenz.). Con prov. tasca tasquetas d’ug. sig., fr. dial. tache tasque tasse, vall. tah, valac. tascë, riproduce aat. tasca donde tasche tesche, tm. Tasche d’ug. sig. Il Grimm Ges. d. d. Sp. 554 connette il vocab. ger. a taxaca texaca usato nella Lex Sal. VIII in senso di “furto, cosa rubata” spettante a rad. di vb. aat. zascôn rapire rubare; da táxaca si sarebbe venuti a tasca e questo sarebbe poi passato nel rom., e del signif. di “cosa rubata” sarebbe passato a denotare il “recipiente” dove la cosa rubata riponevasi. Però il Kluge, e dietro a lui il Mackel, crede che rom. tasca sia indipendente dal ger., e che risalga a bl. tasca da taxicare dimin. di taxare tassare, che vaieva “opera d’un giorno, mercede”. Anche qui si sarebbe poi avuto il trapasso ideologico che fu avvertito nel campo ger. Certo è tuttavia che vb. ger. * tascon passò nello sp. port. tascar, benchè in senso molto diverso da quello visto sotto aat. tasca, cioè quello di “vellicare tirare”. Il tasca ricorre già in Giov. da Genova † 1270, e fu dal Ducange e Vossio tratto dal tedesco. Der.. tascabile taschino; intascare.

Taso, tartaro, gromma delle botti. (L. C. Cur. Malatt.). Paralleli: fr. tas mucchio prov. tatz deposito, ags. ing. tass ol. tas mucchio di grano, gael. dais, cimb. dâs. Il Diez e il Mackel non esitano a dare le voci fr. come deriv. da abfr. * tas, che connettesi ad ags. ol. tas, aat. zas mucchio, got. tass in ungatass disordinato. Ci pare troppo giusto ammettere collo Zambaldi che di là sia venuto anche it. taso che evidentemente è della stessa famiglia delle forme fr., nonostante il signif. che presenta una leggiera diversità. Nel bl. si incontra spesso specialmente in Francia e Inghilterra dopo il 1200 tassus “cumolo di fieno o di paglia o di biade”. Evidentemente è riproduzione dei corrispondenti vocaboli fr. e ing. Der.: intasa-re-mento; stasare.

Tasso, animale che vive per lo più sotterra e dorme lungamente (Pulci, Ariosto). Paralleli: prov. tais taisô,