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372 piluccare — piò.


Piluccare, pluccare, spluccare, cogliere alcunchè colla punta delle dita. Il Diez fa di pluccare spluccare una cosa sola con piluccare, e trae quest’ultimo da l. pilus, pilare. Però il Mackel vede in fr. pluquer, norm. pluchotter, prov. peluccar, un deriv. da ags. plucchan, bt. plukken. Credo che anche le voci it. venissero di là; chè da una parte il concetto di “pelare” che logicamente deriva da pilus pilare è assai diverso da quello che scorgesi nei verb. it. messi in fronte a questo articolo; e dal l. del resto l’it. derivò i vb. pelare, spelare, spelacchiare che conservarono il senso preciso che aveva il l.; d’altra parte il gruppo gutturale it. cc di consueto rappresenta un uguale gruppo ger., e ad ogni modo è molto inverosimile che si svolgesse da pilare. Per tutto questo ritengo che qui siamo di fronte ad un’etim. ger.

Pió, piód, coltro, vomere ad un taglio (Biondelli). È voce dialettale dell’Alta Italia, e nella prima delle due forme ricorre nel bolog. parm. e mant., e nell’altra nel regg. Il tirol. presenta plof. Immediatamente riposa su bl. plovus plous ricorrente nella Lex Longob. lib. I, tit. 19, § 6. Rotar. 293 «Si quis ploum aut aratrum alienum iniquo animo capellaverit, componat solidos tres, et si furaverit reddat in ahtugild [risarcimento fatto mediante un valore otto volte maggiore]». Questo plous plovus era evidentemente la forma latinizzata del termine longobardo1 corrispondente ad aat. plôh, aratro, a cui sono parallele le forme: aat. phluog fluog fluoc phluoc pluag, e mat. phluoc pfluoc d’ug. sig., donde tm. Pflug, aratro. In quel campo abbiamo ancora: anrd. plôgr, ags. isl. sv. plog, dan. ploug, plov, afris. plôch, fris. ploge pluwge, a. ing. plow, ing. plough [pronunc. plò],



  1. Ciò è provato anche dall’aggiunta «aut aratrum» fatta a plous. È la solita spiegazione che ricorre spesso dopo le parole ger. Reca quindi maraviglia che il Meyer C. non annoveri anche questa tra le parole longobarde.