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Ballore Spanu era assente, ma la sua famìglia, composta dalla mamma e da sette sorelle nubili, la più giovane delle quali aveva passato la trentina, accolse l’ospite con vive manifestazioni di simpatia.

— Ballore è in campagna, — disse la madre, una vecchia piccola e grossa, dal viso giallognolo quasi completamente nascosto da una benda nera. — C’è un incendio, in un bosco vicino alle nostre tanche, e Ballore mio è andato per ajutare a smorzarlo. Ma tornerà verso sera. E i suoi parenti come stanno, don Paulu? E donna Rachele? Ah, ricordo ancora quando ella venne alla nostra festa: era sposa; sembrava un garofano, tanto era bella.

Le sette bajanas1 s’affollavano attorno a Paulu, e chi gli serviva il caffè, chi gli porgeva il catino per lavarsi. Si rassomigliavano tutte in modo sorprendente; piccole, grosse, col viso grande, giallognolo, e le folte sopracciglia nere riunite sopra il naso aquilino.

Grandi casse nere e rossicce, scolpite con arte primitiva, un letto a baldacchino e una vecchia panca nera, arredavano la camera che riceveva luce dalla porta: alcune galline entravano ed uscivano liberamente.

Paulu bevette il caffè, si lavò, ascoltò le chiacchiere della vecchia, la quale gli raccontò che litigava da sette anni con un vicino, per un diritto di passaggio in una tanca.

  1. Zitelle.