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78 l’edera


— Anche questa, anghelos santos! — gridò il prete, battendo le mani, sempre più irritato. Ora non c’è che un Dio cattivo e ingiusto. Vecchi, giovani, uomini, donne, tutti se la prendono con Dio. È molto comodo, accusare il Signore del male che noi stessi ci facciamo. Ma bravo, Zua Dechè! Anche voi, vecchio pezzo d’asino! Lasciatemi parlare, altrimenti schianto! perchè io non mi offendo se mi insultate, se mi calunniate, ed anche se mi bastonate: ma non posso sopportare che si offenda Dio. Questo no! Ah, è Dio che vi dice di non ajutare il prossimo, di non amarlo, di non fare agli altri il male che non volete sia fatto a voi? È Dio che vi ha detto di starvene sempre solo nella vita, per non aver seccature, per accumulare denari, per non aver responsabilità? E ora prendetevi questa, compare mio! Statevene solo per tutta la vita, solo, sì, appunto solo come un cane vecchio.

Ziu Zua sospirava e gemeva, ma non osava più protestare, forse dando fra sè ragione al vecchio amico. E il vecchio amico proseguì:

— Sì, è proprio Dio che vi consiglia l’avarizia, e che vi dice: nascondili bene i tuoi soldi, Zua, nascondili e amali sopra ogni cosa, anche più di te stesso. E non dare ajuto a chi sta per naufragare e ti porge disperatamente le mani...

— Ah, abbiamo capito! — disse allora il vecchio, sollevandosi. — Abbiamo capito.

— Voi non avete capito niente, invece!

— Ho capito... ho capito... — ripetè l’altro, che volle di nuovo cambiare discorso. — Tutto il male