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l’edera 137




Un altro passo di cavallo nella straducola!

Ella si scosse dal suo assopimento, si levò la coperta dal viso e ascoltò. Signore, Signore, era mai possibile? Il passo risuonava forte e tranquillo, s’avvicinava, sembrava il passo del cavallo di Paulu.

Ella si gettò dal canapè trascinandosi dietro la coperta, e s’avventò contro l’uscio come una pazza; ma il cavallo passò oltre. Il vecchio si svegliò di soprassalto; vide la coperta buttata per terra in mezzo alla camera, vide Annesa vestita e si spaventò.

— Annesa? — chiamò a voce bassa; poi gridò: Annesa? Anna, che c’è?

Quel grido la richiamò alla realtà: ella ricordò subito ogni cosa, e sentì il bisogno di scusarsi col vecchio.

— Credevo fosse don Paulu, — disse con voce rauca, assonnata. — Credendo che tornasse non mi sono spogliata. Volete qualche cosa?

S’avvicinò al lettuccio, e fu ripresa dalla tentazione, dall’ansia, dal terrore; ma le parve che il vecchio, nella penombra, indovinando i pensieri di lei, vigilasse, spaventato.

— Dammi un po’ d’acqua.

Ella prese il bicchiere che stava sopra una sedia, e glielo porse: la sua mano tremava.