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RAGIONAMENTO CL. I. 43

dottiere degli aborigeni o de’ pelasgi che nel Lazio stanziarono, occupa il sestante. Finalmente la Venere frigia, creduta madre d’ Enea, è la divinità che a noi pare di ravvisare nell’oncia. Nel ragionare delle quattro seguenti tavole ci studieremo di dar qualche plausibile ragione della nostra opinione in favore del Mercurio pelasgico e della Venere frigia.

Ma vengasi alle imagini del decusse, del tripondio e del dupondio. Il peso ci ha svelato il tempo in che queste monete sono state fuse, che è quello appunto in cui l’asse romano era disceso alle quattr’ oncie. Di queste monete che vanno al disopra della serie ordinaria della moneta italica, ne aveano i romani veduta in tempi rimoti una pruova in quel popolo loro vicino le cui monete abbiamo fatte disegnare nella tavola VIII, di questa classe. I rutuli (se pure a’ rutuli appartiene cotesta tavola) allorché vollero segnar e quel loro dupondio, non inventarono una nuova imagine per istamparvela sopra, ma nel dupondio ricopiarono l’asse. Gli etruschi, che per quanto finora conosciamo, sono i soli che oltre i rutuli ed i romani hanno fatto uso di moneta fusa di forma rotonda, di peso e di valore maggior dell’asse, per una diversa ragione imprimono sui dupondj e quinipondj i simboli e le imagini dell’asse. Ma i romani, che dal primo secolo della città sino alla caduta della republica si tennero inalterabilmente fermi nel ripetere su la loro moneta di bronzo quelle sole impronte, che Romolo forse o Numa vi aveano dapprima fatte stampare, nell’allargar che fecero i confini alla loro serie primitiva, aggiungendole i dupondj, i tripondj e i decussi, pare rispettassero l’istituzione de’ maggiori, e come i rutuli nel dupondio avean ricopiato l’asse, così eglino nel decusse e ne’ tripondj ricopiaron l’oncia, nel dupondio il triente. Gli studiosi pongano tutti i trienti cosi fusi come coniati, che sono nella terza tavola, a confronto del dupondio che è nella tavola seconda, e veggano se il consiglio del loro occhio discorda dalla nostra opinione. Facciano una eguale comparazione tra l’oncia, il decusse e il tripondio romano, e gli assi delle tavole IV. V. e VIII., ed incomincino ad avvedersi del motivo per cui ricorriamo alla Venere frigia per ispiegare quella svariata unità delle tre monete romane. Speriamo che non si vorrà usare severità contra di noi, perchè qui pure ci dipartiamo dalle sentenze de’ numismatici de’ passati tempi. Essi vorrebbono coprire di Minerve tutta la moneta romana, perchè a Minerva donano decussi, dupondj, tripondj, trienti ed oncie: noi per opposto attenendoci al giudizio dell’occhio in questi studj, più che alle altrui sottili speculazioni, riconosciamo nel primo autore della moneta romana il divisamento di variare e non quello di raddoppiare le imagini di que’ sei diritti; nell’autore de’ decussi, ripondj e dupondj crediamo di ravvisare non altra intenzione, che quella di ripetere 1’effigie della Minerva e della Venere frigia, per non alterare, in questa parte almeno, la primitiva istituzione.

Molti sono que’ che veggono l’imagine di Roma nelle tre monete, in cui noi collochiamo la Venere frigia. Non usciremo contra essi in lunghe