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Teorema.

Quando una linea retta, stando sovra un’altra retta, fa due angoli, o questi sono ambedue retti, o la loro somma è uguale a due retti.

La prima parte di questo teorema, essendo evidente per se stessa, non può far parte di un teorema, che è una proposizione da dimostrarsi; è evidente per se stessa anche per l’Euclide, siccome si legge nella definizione 10.a del libro I°.

Quando una linea retta, stando sovra un’altra retta 1, fa gli angoli conseguenti fra loro uguali, questi sono ambedue retti, la prima retta si chiama perpendicolare all’altra.

Dunque è vero che quel teorema è difettoso nel suo enunciato; quindi la dimostrazione è pure difettosa.

Quel teorema deve enunciarsi così:

Un’obliqua che fa due angoli con una retta, la somma di questi due angoli è uguale a due retti.

Passo alla proposizione 16.a, e leggo:

Teorema.

Se si prolunga un lato di un triangolo, l’angolo esterno è maggiore di ciascuno degli angoli interni opposti.

Qui Euclide ha fatto teorema un corollario immediato d’un altro corollario; e impiega una

  1. La frase: una linea retta sta sopra ad un’altra retta, mi appaga poco.