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dissi: tutto ciò che ha la fonte nella debolezza, nell’invidia, nella «vendetta». L’anarchista e il cristiano hanno la medesima origine....


LVIII.


Effettivamente, è necessario considerare a qualfine si mente: è molto differente se si fa per conservare o per «distruggere». Si può benissimo stabilire un parallelo tra il «cristiano» e l’«anarchista»: i loro fini, i loro istinti non sono che distruttori. La storia dimostra questa affermazione con esattezza spaventevole. Abbiamo già visto urna legislazione religiosa, che ha per principio «eternare» una grande organizzazione della società, condizione suprema per far «prosperare», la vita; il cristianesimo, al contrario, ha trovato la sua missione nella distribuzione di un simile organismo, «poichè la vita con esso prosperava». In quel sistema i risultati della ragione, per lunghi periodi di esperienza ed incertezza, dovevamo esser seminati per servire nelle epoche più lontane, ed il raccolto doveva essere tanto grande, abbondante e completo quanto era possibile: al contrario qui si «avvelenò» il raccolto durante la notte... Ciò che esisteva «aerre perennius», l’Impero Romano, la più grandiosa forma di organizzazione, che sotto difficili condizioni, sia stata mai realizzata, tanto grandiosa che, comparato con essa, e tutto ciò che l'ha preceduta e tutto ciò che l’ha seguita non è stato che dilettantismo, cosa imperfetta et fangosa — questi santi anarchisti han considerato una «pietà» il distruggere «il mondo», cioè l’Impero Romano, fino a non lasciare pietra su pietra — fino al punto che gli stessi Germani ed altri bruti potettero farsi padroni di esso... Il cristiano e l’anarchista sono ambedue «dècandents», ambedue incapaci da operare in maniera tale che non sia dissolvente, velenosa, debilitante, spargendo sangue; ambedue hanno per istinto un «odio a morte» contro tutto ciò che esiste, tutto ciò che grande, tutto ciò che ha durata, tutto ciò che promette un avvenire alla vita... Il cristianesimo è stato il vampiro dell’Impero Romano, ha ridotto al nulla in una sola notte questa immane opera dei romani: aver preparato un terreno per una gran coltura «di là da venire». Non si comprende ancora? L’impero Romano che noi conosciamo, che la storia della pro-