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mitive, i suoi tentativi ed i suoi errori: si «fa» convinzione dopo di non esser stata tale per molto tempo e senza che possa continuare ad esser tale. Come sotto questa forma embrionale della convinzione non potrebbe esserci una menzogna? — Qualche volta è soltanto necessario un mutamento di persone: pel figlio diventa convinzione ciò che per il padre era una menzogna. — Chiamo menzogna il negarsi a veder certe cose che si vedono, il negarsi a veder qualche cosa come si vede: poco importa se la menzogna ha avuto luogo davanti a testimoni o no. La menzogna più frequente è quella che ciascuno fa a sè stesso; mentire agli altri è un caso relativamente eccezionale. Però «non» voler vedere ciò che si vede, non voler vedere «come si vede», è quasi la condizione primordiale di tutti quelli che appartengono a questo o a quel «partito:» l’uomo di partito è necessariamente impostore.

Gli storici tedeschi, per esempio, sono persuasi che l’Impero romano era il dispotismo; che i germanici hanno introdotto lo spirito di libertà nel mondo. Che differenza c’è tra questa convinzione ed una menzogna? Può uno meravigliarsi ancora del fatto che tutti i partiti, per istinto, comprendendo tra essi gli storici tedeschi, si servono delle grandi parole della morale, che «continua ad essere» la morale, quasi solo perchè l’uomo di partito ha bisogno di essa ad ogni istante? «Questo è la «nostra» convinzione; la riconosciamo avanti ad ogni altra cosa al mondo; viviamo e moriamo per essa; che sia anzitutto rispettato chi ha convinzioni!» Questo è ciò che ho udito, fin dalle labbra degli antisemiti. Al contrario, signori, mentendo per principio, un antisemita non diventa più decente... I sacerdoti che in questa specie di questione sono più astuti, e che comprendono perfettamente la contraddizione che racchiude l’idea di una convinzione, cioè, di un’abito a mentire per principio, perchè tende ad un fine, ha preso dai giudei la prudenza di introdurre, in questo caso, l’idea di «Dio», di volontà di «Dio, di «rivelazione divina». Anche Kant col suo imperativo categorico si trovava sulla stessa via: allora, la sua ragione si fece «pratica». «Vi sono» questioni nelle quali l’uomo non può decidere sul vero e sul falso; tutte le questioni superiori, tutti i problemi di valore superiore, si trovano al disopra della ragione umana... Comprendere i


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