Pagina:Kulmann - Saggi poetici.djvu/237


— 235 —


Pagherotti, se i Numi
     Ne son propizj, amico,
     Il mio debito, quanto
     280Si può, nel patrio nido.

Così dicendo il duce
     Si salvò. O cruda sorte!
     Del liberato i ceppi
     284Porta il liberatore....

Ma bentosto gli rendi
     Tu libertade, o Amore!
     Egli ha servito appena
     288L’aspro padrone un anno;

E già sapea l’idioma
     Della barbara gente,
     Ed al Trace stupito
     292Achivi carmi ei canta.

Fabbricatosi un liuto
     Con risuonanti corde,
     Egli accompagna l’alta
     296Melodiosa sua voce.

Tosto il giusto padrone
     Lo distinse dagli altri
     Prigionieri e gli impose
     300Più leggieri lavori.

Brama il Re di vedere
     Il cantore ed il liuto.
     Egli del Re guerriero
     304Canta il valore, e piace.

Più ch’al Sovrano, ei piacque
     Alla real fanciulla.
     Sparsa è la turba appena,
     308Ch’ella disse al cantore:

«Di miglior sorte degno
     Tu sei, cantor soave:
     Me vorresti tu sposa?
     312Mcco viver vorresti?»

Gl’inaspettati detti
     Gli tolser la favella.
     Ella gli disse: «Vieni
     316Coll’aurora sul monte!»

Egli col far del giorno
     Presso al monte l’attende.
     Vien su destriero alato
     320La reale donzella.

Intenerita i detti
     Della sera ripete:
     «Potresti tu, straniero,
     324Meco viver felice?»

Ei tace e ’l capo inchina.
     La donzella gli dice:
     «Eccoti il brando mio,
     328Eccoti ’l mio destriero.

«Greco! nel cor ti siede
     Una Greca! va, dille:
     Me ti da, benchè amante
     332Barbarica donzella...

Tu questo fiume segui,
     Che condurratti all’Apso.
     Eccoti un dono in prova
     336Quanto caro mi fosti!»

Eccolo nella patria:
     Camminando ei ripete
     Sempre i detti, che disse
     340Lacrimando l’amante,

Presso ai fioriti avanzi
     Del monumento antico,
     Dove la prima volta
     344Essi diersi la mano:

«Addio, idolo mio,
     Sianti propizj i Numi!
     Vivo o morto, per sempre
     348Rimarrotti fedele!