Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/68


LA RELATIVITÀ DEL TEMPO 65

della relatività elettromagnetica è per un capriccio arbitrario che si battezza quiete il movimento di un osservatore e movimento quello di un altro. Non dovremmo parlare che del loro movimento relativo e in conseguenza altro che di un’aberrazione relativa, cioè di quella di un osservatore in rapporto all’altro. Siccome non abbiamo alcun osservatore col quale paragonare le posizioni delle stelle che osserviamo, si può domandare perché parliamo di un’aberrazione e come mai la mettiamo in evidenza: La risposta è che l’astronomia non avrebbe dovuto mai occuparsene se il movimento della terra fosse rettilineo ed uniforme, perché essa avrebbe un valore costante. Ma per effetto della nostra rotazione attorno al sole, la direzione del nostro movimento cambia e con esso cambiano la direzione e la grandezza dell’aberrazione che quindi in realtà, non è che relativa in rapporto a quella del sole. La sua scoperta fu, a suo tempo, la prima prova veramente magnifica del valore del sistema di Copernico, prova che non era del tutto facile a trovare come abbiamo visto nel nostro primo capitolo. Quanto a ciò che è l’aberrazione assoluta, si può senza inquietudine considerare come in quiete l’insieme delle stelle fisse, poiché è precisamente su di esso che l’osservazione porta; resterebbe dunque da calcolare l’aberrazione assoluta del sole, conoscendo il suo movimento in questo insieme; per il momento non è possibile altro che con una grossolana approssimazione. D’altra parte ciò non cambierebbe la posizione di ciascuna stella che di una quantità fissa, il che sarebbe

E 204