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30 LA RELATIVITÀ PARTICOLARE

nomeno lo fosse già nell’elemento precedente: si vede che sarebbe malagevole rappresentarsi il fatto. D’altra parte, per il suono lo stato di movimento o di quiete della sorgente non ha la benché minima influenza sulla sua velocità e si potrebbe da ciò concludere per analogia, ma naturalmente, solo l’esperienza è quella che ci può risolvere; ora in astronomia in particolare, essa ci mostra che, qualunque sia il movimento della sorgente luminosa, non si ha alcuna azione sulla velocità della luce.

La contraddizione tra le due esperienze fondamentali è quindi completa: un raffronto la renderà più sensibile. Noi siamo sulla riva di un fiume e dei treni vi circolano nei due sensi con la stessa velocità. Supponiamo ora che questo andirivieni abbia luogo su di una zattera: se l’osservatore constata dalla riva che la velocità è rimasta la stessa nelle due direzioni penserà che la zattera è all’àncora, che è immobile. Lasciandosi andare secondo la corrente su di un canotto egli deve quindi attendersi di vedere i treni, che vengono verso di lui, passare alla sua altezza con una velocità superiore a quella dei treni che lo raggiungono, e se, al contrario, le velocità degli uni e degli altri gli appaiono eguali, ne dedurrà che la zattera discende il fiume come fa egli stesso. L’esperienza del Fizeau ci conduce a concludere, come l’osservatore sulla riva, che la zattera è fissa: quella del Michelson ci fa pensare, alla stessa maniera dell’osservatore sul canotto, ch’essa cioè segua la corrente: qualunque sia il movimento dell’osservatore, la zattera, che sim-