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102 LA RELATIVITÀ GENERALE

a parlare di una direzione di movimento verso l’alto, in basso o in qualsiasi altro senso, ciò non ha alcun significato; non vi sono simili direzioni negli spazi celesti.

Supponiamo ora che nell’interno della nostra gabbia si trovi un fisico, munito di tutti gli apparecchi d’osservazione possibili, ma che non possa guardare all’esterno, o, se lo può, che non veda altro che lo spazio vuoto, in modo da non avere a sua disposizione alcun corpo di paragone. A quali conclusioni arriverà egli? Noterà che se lascia cadere degli oggetti, questi si muovono in principio lentamente, poi di mano in mano più velocemente in una certa direzione, tutti con la stessa accelerazione. Tali corpi fanno ciò naturalmente, a causa della loro inerzia ch’essi oppongono all’accelerazione continua della cabina; a tale accelerazione, quindi, essi non prendono parte, e si muovono perciò relativamente alla cabina stessa. Per la stessa ragione, allorché la parete si oppone alla continuazione del movimento, i corpi sopradetti esercitano sulla parete stessa una pressione. Ma siccome i corpi prendono ad ogni istante la velocità crescente della cabina e mostrano inerzia solo relativamente all’aumento della velocità stessa, la pressione sulla parete non cresce ma resta invariata.

Allo stesso modo il movimento relativo dei corpi rispetto all’apparecchio resta esattamente lo stesso tante volte quante si ripete l’esperienza.

Che cosa dirà dunque il nostro osservatore nell’ascensore? Verosimilmente qualche cosa di questo genere: Io ho creduto di trovarmi nello spazio