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d’oro nell’olezzo della flora primaverile, voi forse preferite il primo cavaliere che si appaga di una giovinezza inghirlandata di fiori; o anche, se siete vivaci e fiere, può sorridervi nella fantasia il guerriero che si slancia alla conquista della gloria per rendersi più degno dell’amore; ma che numerosa schiera di anime dolenti e ferite, quelle che tollerate male nella vostra compagnia, signorine, perchè v’annoiano o v’immalinconiscono, quelle che passano silenti nella vita senza gloria e senza amore, si sentono baciate da quell’anima solitaria che si dilatava sconsolatamente nell’ombra!...

Affrettiamoci un poco, ora, a riguadagnare il tempo speso, non perduto. Ecco due sonetti che vi daranno un’idea esatta della vaghezza melodiosa e lieve della poesia del Panzacchi, che mi par sempre cantata fra il verde melanconico del purgatorio dantesco da voci spirtali e penitenti:

PAESAGGI

I

Non sussurrava un alito di vento
Del vicin parco fra le dense chiome,
Avea fatto trillar le dolci crome
Il solito usignol per un momento.

E tacea. Lassù nel firmamento
Mill’astri ignoti a noi perfin di nome
Splendean. Sul mondo era silenzio come
Che s’aspettasse un grande avvenimento.

Le nostre fantasie, bellezza bruna,
Correano intanto un rapido galoppo
Per il paese dei sogni, incantato;