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mità senza scusa? Dov’è l’uomo forte delle vostre scritture in quella pallida falange di larve maschili che certe donne succhiano come le uova gettandone il guscio per le povere mogli future? Dov’è l’uomo intelligente in quella moltitudine di rari ingegni, ciascuno dei quali ha inventato una scuola o risolto un problema senza però aver tempo nè previdenza per scioglier quello d’una vita dignitosa e serena coltivando il cuore e lo spirito della donna sua? Dov’è l’uomo meno istintivo e più sensibile fra quegli apostoli dell’umanitarismo che colgono un fiore più o meno rusticano sapendo che lo getteranno quando cadranno i pètali e resterà il frutto? — E indugiando un momento sul capitolo dell’intelligenza, che è quello che m’interessa di più, l’intuizione, questa qualità oramai ammessa quasi come esclusiva della donna, il buon senso pratico, che ci si concede pure in preminenza, o non sono manifestazioni d’un intelletto che ha uno sviluppo diverso, ma non inferiore a quello dell’uomo? E, badate, qui bisogna ch’io citi un gran nome anche a costo di farvi inorridire: è Spencer che lo dice. La donna, al dire dello Spencer, non intende meno dell’uomo, ma comprende in altro modo: l’uno studia, l’altra indovina; questi rammenta, quella profetizza. E non è poco mi pare.

Dirò di più: quando la donna vuole (e lo vuole poco, per fortuna!) o riesce a liberarsi dagli innumerevoli viluppi che le fanno un ginepraio della via dell’arte dove voi potete incamminarvi tranquillamente con il sigaro in bocca, non solo vi uguaglia, ma vi sorpassa, giacchè acquista la vostra larghezza di mente senza perdere la sua finezza divinatrice che voi ottenete sempre poco e a stento, e artifi-