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198 nelle acque profonde


sto ramo della scienza sia sbagliato, la natura permette a sè stessa due alternative, e proprio due sole alternative, progresso e morte: la sola quiete che essa permette è il riposo nella tomba.

Alcuni scienziati, sebbene, credo, non molti, dissentiranno da questo modo di vedere. Mentre non hanno difficoltà ad ammettere che le stelle attuali si volatilizzano in radiazione, essi ritengono che negli spazi lontani, questa radiazione prenderà di nuovo consistenza, diventando materia.

Un nuovo cielo e una nuova terra, essi pensano, verranno creati nel processo, non dalle ceneri degli antichi, ma dalla radiazione, fatta libera nella combustione degli antichi. In questa maniera essi pretendono che l’universo possa essere rappresentato come un universo ciclico; mentre in una regione esso muore, in un’altra i prodotti della sua morte sono capaci di produrre vite nuove.

Questo concetto d’un universo ciclico è in contraddizione dal principio bene stabilito della seconda legge della termodinamica, che dice che l’entropia dell’universo deve sempre crescere, e che universi ciclici sono impossibili come è impossibile, nella stessa guisa e per la medesima ragione, il moto perpetuo meccanico. Che questa legge possa non valere sotto speciali condizioni astronomiche che non conosciamo, è concepibile; sebbene io penso che la maggioranza degli scienziati seri lo considereranno molto impro-