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propria di ciascuno, al popolo immiserito, alla società cristiana, alle singole chiese. Divenuto veramente console di Dio1, spinse la sua azione feconda ben oltre le mura di Roma e tutta in bene della società civile. Si oppose energicamente alle ingiuste pretensioni degli imperatori bizantini; rintuzzò le audacie e represse le vergognose ingordige degli esarchi e degli officiali imperiali, sorgendo a pubblico difensore della giustizia sociale. Ammansò la ferocia dei Longobardi, non dubitando di andare egli stesso in persona incontro ad Agilulfo alle porte di Roma, a fine di smuoverlo dall’assedio della città, come già aveva fatto con Attila il Pontefice Leone Magno; nè quindi mai si ristette dalle preghiere, dalle soavi persuasioni, dagli accorti negoziati, finchè non vide quietare quel popolo temuto ed ordinarsi a più regolare governo, finchè non lo seppe guadagnato alla fede cattolica, per opera specialmente della pia regina Teodolinda sua figliuola in Cristo. Onde Gregorio può a buon diritto chiamarsi salvatore e liberatore dell’Italia, della terra sua2, com’egli soavemente la chiama. Per le incessanti sue cure pastorali si vanno spegnendo le reliquie dell’eresia in Italia ed in Africa, si riordinano le cose ecclesiastiche nelle Gallie, si rassodano nella conversione già cominciata i Visigoti delle Spagne, e l’inclita nazione inglese, la quale posta in un angolo del mondo, mentre finora rimaneva osti-

  1. Inscr. sepulcr.
  2. Registr. v, 36 (40) ad Mauricium Aug.