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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/59


i plinj 51

Quanto valga nell’eloquenza te lo potran dire quei molti che in pubblico l’udirono; e sebbene la vita dell’uomo abbia degli abissi profondi, io sto garante per lui. Da esso nulla udrà il tuo figlio che non possa giovargli, nulla apprendere che gli rincresca d’aver imparato. Pure e tu ed io non cesseremo di rammentargli da che antenati provenga, quai nomi deva sostenere. Col favor degli Dei consegnalo dunque al maestro, da cui impari prima la costumatezza, poi l’eloquenza, la quale senza costumi mal s’impara».

Sono generalità, dove l’educatore ha troppo poco a raccogliere. Qualche maggior pratica mette nella lettera al giovane Fosco1, che gli domandava che cosa studiare nel suo ritiro. — Utilissimo dapprima è il voltar dal greco in latino o viceversa, col quale esercizio si ottiene la proprietà e nobiltà delle parole, la copia delle figure, la forza dell’esprimersi e la facoltà di somigliare ai migliori coll’imitarli; oltrechè, se nel leggere sfuggo molte idee, non così nel tradurre. Laonde si formano e l’intelletto e il discernimento. Letto in modo da ritenere la sostanza e il tema, potresti farti emulo del tuo autore scrivendo le cose medesime; poi con diligenza osservando dove o tu o lui siate meglio riusciti. Talvolta gioverà scegliere cose comunissime, e gareggiare colle più elette; provoca ardita, pur non temeraria perchè secreta; non essendo raro che alcuno superi quello cui sperava solo raggiungere. O, dimenticato che tu abbi la cosa scritta, potrai trattarla tutto di nuovo, parte ritenendo, parte ommettendo, parte emendando, parte rifondendo.... Tuo scopo principale so che è l’arringare, ma non ti consiglierei a star sempre nello stile contenzioso e battagliero. Prendi talvolta qualche punto di storia; scrivi con tutta accuratezza una lettera; che anche nelle arringhe vien talvolta bisogno d’una descrizione non solo storica ma quasi poetica; e colle lettere si forma lo stile serrato e schietto. Anche giova il divagarsi coi versi, non di continuo nè in lunghi componimenti, ma in quel genere arguto e spiccio che ricrea anche fra le più serie occupazioni. Li chiamano scherzi, ma talvolta conseguiscono lode non minore che le gravi sentenze; sicchè oratori insigni e insigni personaggi vi si esercitavano e ristoravano insieme; dando queste composizioncelle luogo ad amori, odj, ire, compassione, lepidezze, insomma a quanto occorre nella vita, nel fôro, nelle cause;

  1. Ep. VII, 9.