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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/56

48 illustri italiani


A sette ore sveglia vasi, e subito riandava i casi di jeri: alle otto era levato, e faceva una corsa a piedi: dopo lasciolvere, ritiravasi nel gabinetto a compor in greco o in latino poesie piene di gusto e brio. Fra giorno discorreva, leggeva, faceasi leggere, raccontava i fatti di cui era stato testimonio. Alle due prende il bagno, poi passeggia al sole: quindi giuoca alla palla, per un pezzo combattendo così la vecchiaia; gettasi poi s’un lettuccio, ed accoglie gli amici. Ha tavola fra ricca e frugale, con argenterie massiccie che rammentano i vecchi tempi. Durante il pasto discorre e legge, spesso si fa venire buffoni, commedianti, ballerine, sonatrici inghirlandate d’amaranto. Così dopo le fatiche del fôro, del senato, del campo, il nobile vecchio a settantasette anni conservava ancora la vista, l’udito, la vivacità, la facile parola.

Protetto dai grandi, Plinio proteggeva amici ed inferiori; molti giovani, cui principale passione era l’istruirsi, esercitava nell’eloquenza, e ajutava ne’ primi passi verso gl’impieghi; dotò la figlia di Quintiliano per gratitudine di scolaro, e quella di Rustico Aruleno, che «coll’anticipargli elogi aveagli insegnato a meritarli in avvenire»; fornì lautamente l’epigrammatico Marziale che partiva per la Spagna; a Romazio Firmo, concittadino e condiscepolo, suo, diede 300,000 sesterzj onde potersi far cavaliere: a Cornelia Proba, illustre dama che desiderava una villa sul lago, da lui ereditata, la fece vendere da un liberto a tenue prezzo: alla nutrice regalò un podere che valeva 100,000 sesterzj1, e gliel faceva amministrare da Vero, suo amico, scrivendogli: — Ti ricorda che non sono gli alberi e la terra che ti raccomando, ma il bene di quella che da me li tiene». Cornelio aveva sollecitato i primi impieghi per Plinio, e raccomandatolo a Nerva, e morendo diceva a sua figlia: — Spero avervi fatto degli amici; contate sopra di essi, ma più di tutti su Plinio»; e Plinio ne assunse la difesa in una causa. Sottentrò a tutti i debiti del filosofo Artemidoro, affinchè tranquillo partisse da Roma quando Domiziano proscrisse i filosofi2. Molti schiavi affrancò, agli altri

  1. Il sestertius o nummo valea da 15 centesimi; il sestertium mille volte di più.
  2. Quest’Artemidoro, giunto in Atene, cerca qualche casa; e gliene indicano una grande e bella eppur deserta, perchè ogni mezzanotte vi si sentiva fracasso di catene, poi compariva un vecchio, scarno, arruffato, coi ferri ai piedi e alle mani. Artemidoro, spirito forte, compra la casa a poco prezzo, vi si alloggia, mettesi a scrivere; ma a mezzanotte ecco lo spettro, che gli fa segno col dito. Artemidoro gli accenna