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candida talora, talora nericcia e macchiata, secondochè aveva sollevato seco terra o cenere. Parve gran cosa e tale, che ad uomo dottissimo convenisse riguardarla da presso. Fa allestire una liburnica, e m’invita se volessi andare insieme. Risposi che amavo meglio studiare; ed egli stesso m’aveva dato per avventura da scrivere. Uscendo di casa, riceve un viglietto. I classiarj di Retina, atterriti pel vicino pericolo (imperocchè quella borgata vi sottostava, nè di là v’era fuga se non sulle navi) pregavanlo di camparli a tanto pericolo. Ei cangia disegno, e ciò che aveva cominciato per sola voglia di studio, ora compie con grandissimo ardore. Cava fuori le galee; vi sale egli stesso per recare ajuto non pure a’- Retina, ma ai tanti di cui l’amenità della contrada ave vaia popolata: si affretta colà donde gli altri fuggono; e in mezzo al pericolo ei dirige il cammino, e regge il timone, scevro da paura a segno, che’ tutti i movimenti di quel disastro, tutte le sembianze, come avevali ricevuti con gli occhi, dettava e notava. Già sulle navi la cenere cadeva, quanto più vi si accostava, tanto più calda e densa; già pomici ancora, e pietre nere e abbruciate intorno e fatte a pezzi dal fuoco; già di subito un guado, e per la rovina del monte inaccessibile il lido. Stato alquanto fra due se piegare addietro, al pilota che l’avvisava di così fare, I forti, ei dice, la fortuna ajuta; drizza a Pomponiano:

«Questi era a Stabia, divisa dal frapposto seno, dove il lido girandosi e incurvandosi, il mare entra a poco a poco. Ivi, comechè il pericolo non fosse ancora imminente, nondimeno era a vista e appressavasi; ond’egli avea trasportato nelle navi i bagagli, deliberato di fuggire, se il vento contrario fosse posato. Mio zio avendolo favorevolissimo, vi giunge, abbraccia lui che tremava, lo consola, lo conforta, e a sminuirgli il timore con la propria sicurezza, si fa condurre al bagno; lavato, siede a mensa; cena allegro o facendo sembiante allegro. Dal monte Vesuvio frattanto in più luoghi larghissime fiamme e alti incendj rilucevano, il cui fulgore veniva fatto più grande dalle tenebre della notte. Egli, come rimedio contro la paura, andava spargendo che le ville, le quali ardevano in quel campo deserto, fossero quelle lasciate in balìa del fuoco, e dai trepidanti coloni abbandonate. Indi si pose a dormire, e, il respiro, che a lui per la corpulenza era grave e sonoro, sentivasi da quelli che in sulla soglia si affacciavano. Ma il cortile, a cui metteva la stanza,