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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/44

36 illustri italiani

riguardo degli Dei, fu dato o d’operar cose degne di essere scritte, o di scriverne di così fatte da esser lette; ma quanto più beati quelli, ai quali l’una cosa e l’altra toccò! Nel costoro novero sarà mio zio e pe’ suoi e pe’ tuoi libri; onde molto volentieri me ne tolgo l’incarico, anzi lo dimando.

«Egli era a Miseno e di persona comandava alla flotta. Ai 23 agosto1 circa la settima ora, mia madre gl’indica essere apparsa una nube e per grandezza e per sembianza fuor dell’usato. Aveva egli goduto del sole, poscia tuffatosi nell’acqua fredda, e s’era refiziato a letto, e studiava: chiede le pianelle: sale là donde quel prodigio si poteva guardar per lungo e per largo. La nube si alzava (di lontano guardando, era incerto dapprima, da qual monte; poscia conobbesi essere dal Vesuvio) somigliante a un pino, che alzatasi come lunghissimo tronco, si dilargava; quasi suscitata da nuovo vento, poi al cedere di questo vinta dal proprio peso, ricadeva;

    coricata sul fianco quasi per dormire, ha abito grossolano: l’altra di non quattordici anni, cadde sul ventre, colle braccia protese in avanti; una mano contratta indica il patimento; l’altra tiene stretto sul viso un lembo di panno, o un fazzoletto, ha i piedi impigliali nelle pieghe della tunica, acconciatura analoga a quella delle montanare di que’ contorni.
    Nel 1868, esso Fiorelli potè levar la forma di un altro corpo, trovato in una camera della casa di Gavio Rufo. Era un uomo, caduto boccone, nè mostra più che una testa terribile, quasi interamente spoglia di carne, coi denti serrati: è in gran parte nudo, la tunica essendosi nella lotta suprema rovesciata e avvoltolataglisi sul dorso.
    Continuandosi a levare tali forme si avrà un museo, il quale offrirà ai visitatori gli episodj più drammatici di quella tremenda catastrofe. Lo strato di cenere e di pietre pomici non aveva oltrepassalo l’altezza del secondo piano, e cessato il cataclisma, gli abitami vi ritornarono a fare scavi e ricercare gli oggetti più preziosi; sicchè le investigazioni dei moderni cadono su campi già esplorati. Non è così di Ercolano, che fu veramente ricoperta da immensa quantità di ceneri e di lapilli che le pioggie torrenziali dell’eruzione solidificarono subito. In alcune parti la profondità di questo strato supera i venti metri. È errore il credere che Ercolano sia sepolio sotto la lava; questa avrebbe distrutto tutto, mentre tutto vi è mirabilmente conservato. La lava raffreddata è dura come il granito, e il suolo di Ercolano è lieve, onde il levar lo stampo sarà facile, e si possono sperare ritrovamenti copiosissimi, quando là si dirigano tutti gli studj e le spese.

  1. Nonum kalendas septembris dice il testo, ma è provato che il fatto avvenne il 1 novembre, autumno jam ad exitum vergente, come dice Dione. Bisogna dunque correggere Nov. Kal.