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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/36

28 illustri italiani

benedizione. Mio maestro; dopo l’Eterno, mio tutto. — Mi getto ai vostri piedi consegnandovi il mio cuore. — Qualunque possano essere li vostri ordini sovrani, o mio maestro, gli adempirò collo zelo che dovete aspettarvi da un suddito che vi ha giurato l’obbedienza più cieca. — Nessuna cosa uguaglia i vostri benefizj, se non la felicità che ci procurano, son frasi delle lettere trovategli, ed egli sapeva colla condiscendenza o col rigore coltivare quell’entusiasmo, asserendo gli atti suoi esser effetto d’ispirazione superna. Lasciamo via i suoi miracoli e le profezie; le rivelazioni delle pupille talvolta erano artificiosamente preparate; d’altre neppure la moglie dava alcuna ragione se non l’arte diabolica; e l’inesorabile gazzettiere Morand, non volle vedervi che maestria da giocoliere. Cagliostro protestava non aver mai operato coi diavoli, ma «non ne ho, mai capito nè capisco il costrutto». E davvero que’ dialoghi delle pupille ci pareano da pazzi quando le leggevamo in nostra gioventù, lontanissimi dal supporre che, come tant’altri errori e scelleraggini e ridicolezze, che credevamo cadute per sempre, dovessero rinascere a mortificazione della nostra vanità.

Roma che aveva svelato le imposture del Gabrielli e dell’Oliva, di Cardano e di Gabrino, di Pietro d’Abano e del Borri, dissipò le costui. Stretto da argomenti, rispondeva di non capire più sè stesso; non sapere più cosa dire: «Compiango il mio stato infelice: domando solo soccorso per l’anima» e chiedeva di ritrattarsi «in faccia a un milione di suoi seguaci». Poi ricadeva negli errori, e ad inveire contro gli esaminatori, contro la Corte di Francia che, dopo il processo della collana, per rovinarlo avea corrotto fin sua moglie.

Finita l’inquisizione, accettò per suo difensore il conte Bernardini avvocato de’ rei al Sant’Uffizio, al quale volle aggiungersi monsignor Costantini avvocato de’ poveri. Udito a che punto si trovasse, chiese ajuti e istruzioni spirituali, e mostrossi ravveduto e pentito. Atteso ciò, gli si risparmiò d’essere consegnato al braccio secolare, che volea dire alla morte; e fu condannato a carcere perpetuo in fortezza: fatta abjura delle sue eresie, venga assolto dalle censure; resti solennemente riprovato il suo manuscritto Maçonnerie Egyptienne, e bruciato pubblicamente cogli arnesi della setta: si proibirà di nuovo la società de’ Liberi Muratori, con particolare menzione del rito egiziano e di quella degli Illuminati, comminandovi le più gravi pene temporali (7 aprile 1791).