Apri il menu principale

Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/202

192 illustri italiani


Il giovinetto si chiamò l’abate Barnaba Oriani, e in grazia degli oziosi frati di Garignano e sotto gli oziosi frati di Brera, divenne uno de’ più famosi astronomi e (quel che oggi più si valuta) un ricco, cavaliere, conte, senatore.

Già il nome di lui noto era ai forestieri, che sogliono conoscere i nostri valent’uomini prima di noi, quando i Francesi vennero giù, secondo la solita frase, a liberarci. Buonaparte, appena arrivato a Milano, scrisse all’Oriani: — So che, sotto la tirannia austriaca, le arti e le scienze erano trascurate in Lombardia; che i letterati non vi godeano la considerazione che meritano, e, ritirati ne’ loro gabinetti, ascriveansi a fortuna se non fossero molestati dai re e dai preti. Oggi il pensiero è libero: la gran nazione stima più l’acquisto d’uno scienziato che d’una città. Cittadino Oriani, spiegate questi sensi ai dotti di Lombardia».

V’è certi patrioti che sono a pasto quando sentano dire che il loro paese fu ignorante, fu barbaro, fu sgovernato, finchè la rivoluzione non gli portò da di fuori sapienza, civiltà, sicurezza e tutti i beni di Dio. L’Oriani non amava sentire insulti e raffacci alla patria, ch’egli amava tanto, benchè in modo diverso dagli urloni di moda; e sebbene l’adulazione più solita al vincitore sia il ripetere tutto quello ch’egli dice e applaudire a tutto quel che fa; e sebbene si trattasse del Buonaparte, il liberalone, il gran repubblicano, l’Oriani rispose: — Signor no; i letterati di Milano non erano nè vilipesi, nè perseguitati; otteneano stima proporzionata al merito, stipendj proporzionati agli impieghi, ed erano pagati puntualmente anche in tempi bisognosissimi: mentre adesso a molti furono tolti gl’impieghi, ad altri gli assegni, con gran costernazione delle famiglie».

Buonaparte, ad ogni modo, era un uomo grande, e la persecuzione contro le persone di vaglia e di coraggio vien piuttosto dai mediocri, invidiosi e insofferenti di ogni superiorità. Ora costoro decretarono che l’Oriani, come il Parini e il Volta e lo Scarpa ed altri famosi, giurassero fedeltà al nuovo Governo, odio all’antico. L’Oriani rispose: — Io rispetto tutti i Governi ben ordinati, ma non vedo che ci abbia a fare la scienza col giurar odio eterno al cessato. Di 23 anni fui impiegato come astronomo dal cessato Governo, e ho acquistato qualche nome coi mezzi che quel Governo mi somministrava. Sarei dunque troppo ingrato se giurassi odio a chi non mi ha fatto che del bene. Mi sottopongo dunque a perder il mio impiego, e ciò non mi terrà di far sempre voti per la prosperità della patria».