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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/130

120 illustri italiani


          Il sapiente, il giusto,
          Il migliore dei re, Francesco Augusto.
     Così l’orror finito
          Di questa fiera età,
          Il suo novello Tito
          Il mondo adorerà.
Adorarlo beati vedremo
     L’Unno, il Daco, il Moravo, il Boemo,
     E quant’altra a lui serve giurata
     Gente armata di ferro e valor.
E tu, madre di fervide menti,
     Che caduta ma grande ti senti,
     Bella Italia, dirai: Se son viva,
     Se son diva, d’Augusto è favor.

Così perseverava nell’arte di mescolar il vero al falso, di confondere e sentimenti e idee nel barbaglio della poesia. Era anche preparato un altro inno che parve troppo basso: come l’Invito a Pallade quando nel 1819 s’attendeano a Milano l’imperatore e la moglie, di lui dicendo che

Sdegnato, è turbine
Che tutto spezza;
Placato, è zefiro
Che i fior carezza;

e per lui facendo invidiata

Te, che di Cesare
Posi sul petto,
Elisa, italico
Nome diletto.

Qui il poeta non subiva altro fascino che la vulgare opinione, perocchè non v’era bagliore di eroe, non attrattive in un Governo che non amava le blandizie, nè curava gli applausi, bastandogli d’esser obbedito. Francesco I parlò con profondo disprezzo del Monti, e negò continuargli la pensione d’istoriografo1. Di qui sdegno

  1. Carlo Stuard, a un poeta che cantava la sua restaurazione, disse che eran migliori i versi che avea fatti per Cromwell. Il poeta rispose: — Perchè i poeti riescono meglio nelle cose false che nelle vere».