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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/117


vincenzo monti 107


Consentirammi Eternitade un loco
Fra ’l numer breve de’ divini ingegni.

Quando il duca di Parma concesse all’Aristodemo l’onor del premio benchè fosse cessato il concorso, e il Bodoni lo stampò magnificamente, gravi censure se ne dissero e se ne scrissero; si spinse un tal padre Capretta a fare una tragedia l’Aristomene, ripetuta sulle scene e portata a cielo, benchè affatto meschina, tutto ciò il Monti credette venuto o ispirato dal Mazza, e avventò contro di lui una nota sanguinosa, ove gli rinfacciava d’essersi fatto coniare una medaglia coll’iscrizione Omero vivente: e si credette avesse alluso al Mazza nella dedica dell’Aminta ove nomina il Frugoni

Padre incorrotto di corrotti figli
Che prodighi d’ampolle e di parole,
Tutto contaminâr d’Apollo il regno.

Il Mazza rispose una lettera abbastanza pacata, ove negava che mai fosse esistita la rinfacciatagli medaglia: il Monti non si disdisse, e anche dopo riconciliati, lo criticò aspramente nel Poligrafo.

A Saverio Bettinelli, che l’aveva appuntato di mescolare la mitologia colla religione, diede un fiero carpiccio nelle note alla Bassvilliana, come affettasse la tirannide delle lettere, e «sentenziasse a morte le altrui produzioni per vendicarsi del sonno apopletico in cui son cadute le sue:... nume che scherzando crea e cancella con un tratto di penna le riputazioni di tutti i secoli; letterario carnefice, il quale non accorda la vita che alla sprezzata e timida plebe che gli casca ai piedi tramortita d’ammirazione e di riverenza, spera forse d’aver ottenuto dall’Italia perdono d’averla un giorno inondata col brodo delle sue sciolte poetiche? La crede egli forse dimentica de’ grossi volumi da lui stampati a perpetuo monumento della sua insensatezza e a beneficio solo de’ cessi e delle botteghe?» e via di peggio.

Ma sedici anni dopo credeasi in dovere di far ammenda e palesare al pubblico ch’e’ portava un cuore compreso di riverenza verso tutti i sommi uomini che onorano la nazione; e protestargli che non cessava d’augurarsi la fama di lui; e reputavalo, d’accordo con tutto il pubblico e nazionale e straniero, uno de’ primi ornamenti dell’italiana letteratura.

E a lui dirigeva una lettera, dove svelenivasi contro de’ suoi avversarj, e massime di Francesco Gianni. Questo romano, che facendo il