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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/115


vincenzo monti 105


IX.

Non occorre ripetere che ogni opera del Monti era tanto vituperata quanto lodata; e gli emuli politici s’aggiungeano ai letterarj,

    Biblioteca Italiana fu già detto (non sappiamo da chi, che discorreva di recenti traduzioni dal greco) che l’Iliade del professore Fiocchi non meritava che se ne facesse menzione. Noi, senza approvare la durezza di quella sentenza, conchiuderemo solo che non troviamo merito di traduttore in questi due volgarizzamenti dell’Iliade e dell’Odissea, poichè il metodo tenuto e la esecuzione escludono affatto le qualità che alla traduzione appartengono, e che conservar non si ponno ed anche difficilmente, se non se nel recare in rime italiane brevi componimenti de’ greci. Resta adunque d’esaminare se i due poemi omerici fossero ridotti a plausibile parafrasi, e consentissero questo vanto e merito all’autore.
    «Non ci fermeremo a scandagliare se una parafrasi di magistrali poemi sia mai commendabile, quando si voglia dare a conoscere il bello di un gran poeta, affinchè sia gustato da tutti, e dai buoni scrittori imitato. Solamente diremo che male avviserebbero i suoi scolari se pigliassero norma ed esempio dal maestro quando attendono a studiare, ad interpretare, ad emulare i greci o i latini esemplari. Sarebbe inutile addurre argomenti o testimonianze classiche in prova della nostra massima. Ma talvolta se la parafrasi, come tale, fosse sobria, prudente, e gradevole per singolare eleganza e purezza di stile (come una ve n’ha dell’Iliade in ottava-rima, non è gran tempo stampata a Siena, dal giovane poeta signor Lorenzo Mancini), potrebbe non senza piacere e vantaggio essere letta anche dagli alunni. Ci duole di non avere scontrato questi meriti nell’Iliade e nell’Odissea Italiana del professore Fiocchi. Per la prima, già nota dal 1816, non porteremo esempj. Accenneremo della seconda, aprendo il libro a caso, le parole (ottava I, v. 1) quell’uom così diverso, per ispiegare l’ἄνδρα πολύτροπον, quell’uomo versatile, accorto d’Ulisse. È ben vero che diverso vuol dire anche crudele, orribile, ecc.: ma questo epiteto è giusto? risponde al concetto d’Omero?
    «Nell’ottava 19, canto stesso:

    La figlia ivi tra i boschi e l’ombre amene
    D’Atlante sta, che i fondi in mar, con rara
    Virtù scuopre, e colonne alte sostiene,
    Confin che dalla terra il mar separa, ecc.

    «Chi capisce se sia la figlia d’Atlante o Atlante stesso, che scuopre i fondi in mare, cioè che conosce tutte le profondità e abissi del mare? Chi capisce che Atlante sostiene le colonne lunghe che abbracciano, cioè toccano dall’una parte la terra, dall’altra il cielo?
    «Nell’ottava 6, canto IX, i due primi versi che stanno da sè dicono:

    E d’ôr fornito abbiasi pure il nido
    In paese stranier, da’ suoi lontano.

    Se abbiasi è preso in senso generale, non si può accordare col da’ suoi lontano: se