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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/645


vittoria colonna 621

accomunar le melanconie della gioja e l’istruzione dei dolori nel penoso rispetto del diritto e nel disgusto delle defezioni e delle debolezze; e riconoscere che, per arrivare all’óasi, bisogna attraversare il deserto; assicurarsi che, quando non si prenda la vita dal lato di Dio, non si striga questa matassa arruffata; e scontenti del mondo e di sè, contenti di Dio, con amabile semplicità accettare la solenne espiazione, e sostenersi vicendevolmente a soffrire, nella persuasione superna che Dio sa quel che fa, e nella mondana che, senza i colpi dell’avversità, ci sarebbe ancor del ferro ma non dell’acciajo; chi gli ha veduti, dico, gode immaginarsi che qualcosa di simile avvenisse attorno alla marchesa poetessa, fra quelle pie persone, cupide di sottrarsi al doloroso supplizio dell’incertezza. Deh, perchè in tanti studj di drammatizzar il passato, nessuno toglie a ravvivar quelle sante e dotte confabulazioni, che allora dovettero passare a Viterbo fra queste anime pie, nel mentre in Germania straziavansi e a vicenda si bestemmiavano i predicatori del disenso?

Dalla Vittoria non possiamo staccare la memoria di Michelangelo Bonarroti, grand’intelligenza e gran cuore, che idealizza anzichè esprimere, e come artista, figura l’armonia de’ contrasti. Era venuto su come gli altri in quel secolo fra il rinnovato paganesimo: e ne’ colloqui col magnifico Lorenzo nel giardino di San Marco o nel palazzo di via Larga o nel suburbio di Gareggi, s’imbevve di quelle idee gentilesche, per le quali pareva assai se nell’Olimpo serbavasi un posto ospitale anche al Cristo. Ma per quel vigor suo che nol lasciava servile a concetti altrui, s’addiede anche alla Bibbia, ed «ha con grande studio ed attenzione lette le sante Scritture sì del Testamento Vecchio come del Nuovo, e chi sopra ciò s’è affaticato», scriveva il Condivi, lui vivo. Aveva ascoltato frà Girolamo, e ne trasse l’amor della religione, associato a quel della patria: e fu uno di quelli che allora sentivano più vivo il bisogno di spiritualità; ma come si volle denigrare il suo patriotismo, così la sua fede1

  1. Il Grinim, in una vita che recentemente ne scrisse, volle porlo tra coloro che pensavano co’ Protestanti; e che singolarmente non accettasse la necessità de’ sacramenti, nè il purgatorio, giacchè, deplorando la morte di Giovansimone suo fratello, dice che poco importa se non abbia prima ricevuto i sacramenti.
    La frase è proprio di Michelangelo, ma se connettasi alle precedenti significa tutt’altro. Perocchè scrive: — Lionardo; io ho, per l’ultima tua, la morte di Giovansimone, Ne ho avut grandissima passione, perchè speravo, benchè vecchio sia, vederlo innanzi che morisse, e innanzi che morissi io. É piaciuto così a Dio: pazienza!