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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/625


vittoria colonna 601

consolata de’ colloqui e della corrispondenza co’ migliori dell’età sua, Bernardo Tasso, l’Ariosto, il Molza, il Guidiccioni, l’Alamanni, oltre quei che nomineremo1. Allorchè quelle bande saccheggiarono Roma, e l’Europa era piena delle oltraggiose miserie ivi sofferte o recate, Giovanni Valdes, persona d’alta nascita e di molti meriti alla Corte di Spagna, dettava un dialogo, ove supponeva che a Valladolid un soldato, reduce da quel misfatto, s’incontrasse in un arcidiacono e nel cortigiano Lattanzio, e gliene narrasse le particolarità. Lattanzio non rifma di stupire che un papa faccia guerra, e guerra contro l’imperatore; tutt’altro essere l’uffizio del vicario di Cristo. Il soldato risponde che di ciò non si prende meraviglia in Italia, anzi v’è tenuto da nulla un papa che non si maneggi in armi. Descrivendo poi quell’atroce catastrofe, nelle particolarità rilieva ciò che reca disonore al clero; il cortigiano ve la attizza colle sue suggestioni, e conchiude ammirando i giudizj di Dio, il quale castigò in tal modo le ribalderie del papa e de’ suoi. Perocchè della guerra attribuiva la colpa al papa e a Francesco I, scagionandone Carlo V, al che mira pure in un precedente dialogo fra Caronte e Mercurio, ove dalle anime che arrivano al tragitto

                   Semo, se’l vero in voi non copre o adombra
                        Lo sdegno, pur di quei più antichi vostri
                        Figli, e da’ buoni per lungo uso amati.
                   Sotto un sol cielo, entro un sol grembo nati
                        Sono, e nudriti insieme alla dolce ombra
                        D’una sola città gli avoli nostri.

    Durante quella guerra, il cardinale Farnese incaricò Brunamente Rossi, governatore d’Orvieto, di visitare spesso la marchesa di Pescara, in aspetto per onorarla, in fatto per ispiarla. Il 1 aprile 1541 egli scriveva al cardinale: — Non sono mancato, nè mancherò di visitare la signora marchesa con quella maggior gratitudine che sia possibile, in nome di vossignoria reverendissima ed illustrissima. La quale, tanto in parlare, quanto nelle altre azioni sue, si dimostra tanto devota e affezionata di nostro signore e di vossignoria reverendissima ed illustrissima, quanto si possa. Sua Eccellenza si è rinserrata nel monastero di San Paolo, sola con due serve, E due servitori tiene di fuori, che la provvedano di quanto le fa mestieri. E vive con quella religione che soglion vivere le persone di santa e onesta vita».

  1. Alcune delle molte lettere sue al cardinale datario Giberti, santo vescovo di Verona, furono stampate dal Giuliari nella Nuova serie di aneddoti (Verona, 1868) con una a Baldassare Coltiglione, il quale le aveva dato a leggere il suo Cortigiano ancora inedito, ed essa il mostrava agli amici, alcun de’ quali ne trascrisse parte e la pubblicò, con grave dispiacere del Castiglione.