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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/620

596 illustri italiani

l’interesse che vi spingeva i forestieri ne disavviava i nostri, che prendeano anzi in dispetto Lutero, il quale accanniva le genti germaniche contro l’Italia, maestra e vittima de’ compatrioti di lui.

Ma se l’amore delle novità non invase nè le plebi nè i principi, e se quelli che si brigavano di ragionare la propria fede erano pochissimi a fronte di coloro che ne usavano e ne viveano senza punto analizzarla, erra chi crede che la Riforma non abbia fra le Alpi avuto ed estensione e conseguenze civili e polltiche.

Se non che, mentre in Germania fu partito de’ principi, in Francia partito de’ nobili, in Italia fu principalmente de’ letterati. Non appena la protesta fu formulata in Germania, la estesa reputazione de’ dotti italiani fece che i novatori forestieri sollecitassero l’adesione di questi, e cercassero qui divulgare le loro scritture, mentre qualche dotto prendea passione alla Bibbia, come avrebbe fatto ad un manuscritto recentemente scoperto; e coloro che aveano censurato gli abusi della Chiesa, compiacevansi d’udirli ripetere dai Protestanti, e di poter esclamare, — Anch’io l’avea detto e prima di loro; e se mi si fosse dato ascolto, se ne sarebbe tolta l’occasione ». D’altro lato il disgusto causato dalla mondana politica di Roma infondeva il desiderio di un miglioramento; la vivacità degli ingegni nostrali inuzzoliva delle ardite predicazioni, ove parea che i primi riformatori tirassero verso Dio o col misticismo che lo accosta immediatamente o col sopprimere il clero che si frappone tra l’uomo e il Creatore; e i discorsi pieni di pensieri pii e di parole sante, e i lamenti sulla depravazione, espressi con forza e libertà, mascheravano di zelo lo spirito di rivolta.

Ha ben riflesso Bossuet che, oltre coloro che richiedono la riforma da rivoluzionarj, v’ha molti che il fanno senza asprezza nè violenza; deplorano i mali, ma con rispetto propongono i rimedj, nè li vorrebbero mai ottenere colla scissura, la quale considerano come il pessimo de’ mali; la dilazione sopportano senza impazienze, riflettendo che possono sempre cominciare l’emenda da sè stessi: sanno che Cristo insegnò ad onorare la cattedra di Mosè, anche quando vi siedono peccatori; e la riforma vogliono fatta secondo la divina istituzione della Chiesa, per ripristinarla sulle sue basi, non per crollarla. Di fatto i savj, se erano offesi dall’antica superstizione, restavano scandolezzati dalla audacia presente; riprovavano certe incondita devozioni, offendeansi delle ambizioni papali e dell’ingordigia cleri-