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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/61


dante 41

della libertà individuale, rendesi necessario frenarla colla potenza sociale. Le gelosie e le gare rinascenti indebolivano la coscienza dei doveri da Stato a Stato, da uomo a uomo: impedivano si formasse uno spirito pubblico, toglievano alla patria di valersi dei migliori, esclusi perchè Guelfi o Ghibellini, nobili o plebei; e invece di afforzarsi nella federazione, ognuno vagheggiò il suo vantaggio particolare.

La parte popolana prevale generalmente; ma sentendosi inetta, domanda a reggerla il prode o lo scaltro, che avendo poteri temporarj ma illimitati, avvezza all’illimitato obbedire. Chè così va sempre; gli uomini si danno a una fazione; le fazioni a un uomo, il quale trovasi despoto di tutti coloro i quali ad esso si consacrarono, e che non gli domandano se non di farli trionfare; poi salutano benvenuto chi, al dechino d’una rivoluzione, ricompone comunque sia le cose. Agiati, colti, dediti alle arti, i nostri aspirano alla quiete; il diritto romano risorgente abitua a servilità; i nobili amano meglio corteggiare un grande fortunato che il popolo.


XIII.


A questa trasformazione assisteva Dante, e allo spettacolo delle interminabill guerre, fantasticò quella pace universale, che fu lusinghiero pretesto a tante false teoriche; e la cercò nell’unità del capo, in una potestà assoluta che dominasse su tutte. Conforme agli imperiali d’allora ed ai leggisti. Dante palesa somma riverenza per la «nostra antichissima ed amata gente latina, che mostrar non poteva più dolce natura in signoreggiando, nè più sottile in acquistando, nè finalmente più forte in sostenendo; e massimamente di quel popolo santo, nel quale l’alto sangue trojano era mischiato, cioè Roma; quella città imperatrice, per cui guidata la nave della umana compagnia per dolce cammino al debito porto correa.... E certo sono di ferma opinione che le pietre che stanno nelle sue mura siano degne di riverenza, e il suolo dov’ella siede nè sia degno, oltre quello che per gli uomini è predicato»1. Dagli imperatori sperava ristoro ai mali d’Italia, e invitavali a sostenere i rancori suoi e i suoi amori: inteso in rialzare l’opinione della loro autorità,

  1. Convivio.