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giandomenico romagnosi 567

vuol gettarli in braccio alle «infinite brighe di quella turbolenta genia di semidotti, tanto più attiva a importunare, a sedurre, a calunniare, a prevaricare, a servire, quanto è meno abile a governare. L’invidia pel vero merito, unita alla vulgare ambizione, attraversata da un concorrente superiore, getta disperatamente costoro nell’adulazione, nell’intrigo e in ogni sorta di furfanterie per soppiantare chi loro fa ombra».

Ad ogni modo trovava strano che, per esser avvocato, ingegnere, medico, si domandino un tirocinio e prove, ma nessuno per esser organo del popolo e legislatore. Le assemblee legislative devon essere composte di persone che sappiano quel che dicono e quel che vogliono; sicchè propone di non convocarle dapprincipio, bastando il senato e il protettorato e l’esercito, finchè nuove scuole, e personaggi, chiamati anche dall’estero, non abbiano educato i legislatori.

Un’altra necessità riconosceva egli, prima di adunar un Parlamento; che la nazione si fosse costituita, proclamando quella che egli chiamava etnicarchia, e noi oggi nazionalità1, cioè il possesso unito di tutto un territorio circoscritto da’ suoi naturali confini. «Il destino chiama oggi ogni nazione incivilita a costituirsi in corpo unico, regolare, indipendente, il quale, forte per resistere agli urti esterni ed interni, somministri agli individui, ai quali la natura accomunò bisogni, lingua, genio ed interessi, tutti i soccorsi economici, morali e politici».

Giudicava spensierato il chiamare alle elezioni «la disciolta moltitudine, invece de’ corpi comunali, che formano le vere unità elementari d’una incivilita nazione.... Colle nomine fatte dai Comuni, nei quali confondonsi le antipatie individuali de’ partigiani, si conciliano tutti gl’interessi pubblici e privati, e si comunica quel vero spirito pubblico che forma l’anima e la forza morale dello Stato»2.

Ogni Comune elegge a rappresentante un possidente, che n’abbia fatta domanda: i nomi sono spediti al capo dipartimento, ove ogni anno si estraggono a sorte quelli che dovranno sedere nell’aula legislativa. Supponete uno Stato di 2160 Comuni, qual era il regno d’Italia, e 120 deputati; solo in 18 anni sarebbero esaurite le borse, e solo allora si rinnoverebbe la generale elezione.

  1. P. II, 1. I, c. 19 e seg.
  2. Discorsi.