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giandomenico romagnosi 553

bero la catena con cui Giove sostenta tutto il creato, la Giunone sospesa alla vôlta dell’empireo con due incudini ai piedi, e come dicasi nell’Apocalisse che il numero della gran bestia e dell’uomo è il 666. Ma d’alcuni punti faceva arcano, o fossero veramente cose da dire a pochi, o non le avesse egli medesimo chiarite con bastante certezza, benchè dicesse aver penato venti anni a comprenderle; e queste forme fondamentali, che costituiscono la norma regolatrice di ciascun edifizio gotico, appena credemmo intendere dopo veduti l’inglese Pugin, i tedeschi Bopp, Kallenbach, Stieglitz, Hoffstadt.


XI.


Quanto intorno alle dottrine della ragione, dell’umanità, della civiltà avea sparso qua e là, pensò raccogliere negli opuscoli di logica e di psicologia ed in quelli sull’incivilimento. Non erano studj nuovi per lui, il quale diceva d’essere stato dagli accidenti condotto a pubblicar per ultimo ciò che avea per primo pensato: confessando con ciò i suoi lavori esser nati quasi alla ventura e sotto l’impulso d’accidenti. La cattedra ottenuta a Parma gli suggerisce l’Introduzione; gli impieghi sotto il regno d’Italia i tanti scritti relativi all’amministrazione ed alla giurisprudenza; il bisogno lo fa collaborare ad un giornale, e diviene economista e statistico; ora per secondar un editore, si fa ideologo; per un quesito dell’Istituto di Francia storico dell’incivilimento.

Quanto alla filosofia razionale, intese, con un buon corso di studj medj, a guidar i giovani non a questa anzi che a quella scuola, ma a poter da sè scegliere la più propria, limitando l’opera dell’educatore a sviluppare e perpetuare pensatori robusti, sicuri, cordiali; insegnare a ben assumere, ben distinguere, ben ordinare, ben concludere, ben esprimere, cioè a ben eseguire le operazioni della memoria, dell’astrazione, dell’associazione, del giudizio, del linguaggio.

Per ciò, convien esaminare l’interno meccanismo naturale, e accertarsi della potenza razionale. Che se vi fu tempo ove l’importanza della logica si sentisse, è certamente il nostro, quando sempre più dal viver semplice si fa tragitto al complicato, che trascende le vulgari capacità; quando più sempre cresce il pericolo che le integre coscienze rimangano sopraffatte dall’eloquenza de’ passionati, dalle capziosità degli astuti, dalle minaccie de’ prepotenti, sicchè tutti gli