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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/575


giandomenico romagnosi 551

sulla buona strada, nel mezzo traviano, sinchè si rimettono al buon sentiero1. In fatto, da principio la quantità venne considerata non altrimenti di qualunque altro fenomeno naturale, lavorandosi sul circolo come sarebbesi fatto sopra un animale od un minerale; deducendo i caratteri, le derivazioni, le connessioni, i passaggi della quantità, così da formarne un tutto armonico e connesso. Subentrò poi il lusso della scienza all’economia, la difficoltà all’agevolezza; si sostituirono idee di risultamento affatto eterogenee alla ingenuità di questa scienza, le cui poche nozioni radicali sono semplici, e generate da segreta unità.

Enrico Wronski fu il primo a posar il teorema generale e il problema finale delle matematiche; ed è il progresso più importante che in quelle siasi fatto dopo trovato il calcolo infinitesimale. Egli pretende provare assolutamente falso il calcolo delle funzioni di Lagrangia, e che converrà rinunziare a coteste teoriche complicatissime, non possibili se non per la natura del calcolo che pretendono spiegare. Romagnosi, mal comprendendolo, eppur talvolta seguendolo nelle idee metafisiche, osteggia gli infinitesimi; confessa non esser approfondito nell’algebra (Disc. II), fino a lasciar indecisi sull’esattezza delle funzioni analitiche, contenenti i principj del calcolo differenziale; sbizzarrisce sulla simbolica numerica e sull’algoritmo pitagorico.

Cercata l’indole e la generazione naturale dei primitivi concetti matematici, discorre sull’oggetto, le parti e lo spirito di quelle dottrine; poi dell’unificazione matematica come operazione di calcolo e come ordinamento della scienza logica e morale, criticando, sia nella scelta, sia ne’ confini, sia nell’ordine, i metodi usitati nell’insegnamento, che l’hanno ridotto a tale aridità ed astrazione, da ributtar ogni spirito generoso; che s’insegni l’algebra prima d’aver esaurita la geometria elementare, nè ben conosciuta e simboleggiata la teorica sì speciale che generale delle ragioni e proporzioni; che sia imperfetta la definizione delle idee meno ovvie, e senza mostrar le genesi logiche, nè illustrarne i termini con lucidi esempj; che si presentino brani staccati, sotto forma d’improvvisi problemi e teoremi, in luogo d’un complesso unito e dedotto, affrettandosi ai

  1. Come ciò si combina coll’indefinito progresso, da lui in altri luoghi sostenuto al modo di Condorcet?