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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/563


giandomenico romagnosi 539

per evitarli, prevenirli, ripararli. Ma poichè l’uomo vuol sempre quel che crede suo meglio, tutti i disordini morali e politici dipendenti dalle azioni libere degli uomini e de’ Governi seno aberrazioni, derivate dall’ignorar l’ordine direttivo; le contrarie abitudini, le collisioni d’interesse, la potenza attiva dei pochi, che sa condensare e sedurre la potenza dei molti, dovranno cedere innanzi alla potenza dell’opinione.

Effettuare l’interesse comune e addottrinarli è il solo mezzo d’ottener dai popoli obbedienza. Quanti disastri sopportarono le nazioni per l’ostinazione del conservar sempre la condizione antica! quanto importa adunque il possedere la scienza si d’ordine che di fatto delle rivoluzioni derivanti dallo sviluppo successivo dello spirito e del cuore umano! Con questo non si proporrà più un miglioramento per prova o per condiscendenza, ma solo quando la vera necessità lo richieda. Però alla sapienza e alle opere dell’uomo sovrasta una mano superiore, che ne dirige gli sforzi, e pare accenni alla moltitudine: — Fate bene ciascuno la parte vostra, nè datevi pensiero dell’azione unita e dell’ultimo frutto che ne coglierete. Al vedere tanti libri, tante officine, tante invenzioni, non costernatevi perchè non potete saper tutto. Fate la parte vostra: l’intero frutto è solo opera mia, e voi ne approfitterete tanto più, con quanto più cura avrete ciascuno adempiuto il cómpito vostro».

Ai pochi che vedono meglio degli altri, essa provvidenza intima: — Studiate le leggi mie entro di voi e nell’ordine dei tempi, estraetene la formola da porre sottocchi ai direttori delle nazioni, fate sentir loro che il mio governo è facile e forte, purchè non lascino sbrigliati i frodatori, gli usurpatori, i violenti; raccomandate che non ricalcitrino contro l’impero dell’opportunità, e che pensino a dar mano al privato solo là dove questi non può da sè provvedere alle insuperabili necessità, e dove le cose sieno di comune pertinenza»1.


VII.


Il Governo del regno d’Italia volle consultarlo intorno al Codice Penale, che si stava compilando; e non parendo bastante l’opera che poteva offrire da lontano, lo invitò a condursi a Milano, ad oggetto di prestare i suoi lumi per la nuova sistemazione del Governo.

  1. Vedute fondamentali, ecc. Lib. II.