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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/561


giandomenico romagnosi 537

condato dalla religione, cementato dall’agricoltura; il Governo lo sviluppa, la libertà lo perfeziona, lo consolida l’opinione; talchè, prendendo le mosse dalla opinione pregiudicata, si acqueta nella ragionevole.

In quel corso svolgonsi successivamente i poteri compatti originarj degli uomini, che si concentrano nell’invigorita pubblica autorità, fin al punto che la minima porzione di potere economico morale e politico risiede nell’individuo, e la massima di dottrina, di bontà, di potenza nell’aggregazione, dalla quale ciascuno trae quel più di utile potenza, che convenga alla propria situazione. Allora il valor sociale trovasi esteso sul maggior numero possibile di individui, rimanendo pochissimi i ladri e gli schiavi; allora, via via che crescono i mezzi del ben essere e gli stimoli della cupidigia, crescono insieme i vincoli che rattengono fra i confini dell’ordine, assodando un reggimento, ove la società abbia il massimo da fare, e il Governo il minimo; allora vien formandosi un senso pubblico, avvalorato anche dagli interessi materiali.

Buona si terrà quella società, dove esista cospirazione di forze mediante cospirazione d’interessi, e quindi utilità mediante la giustizia. La qual cospirazione ne forma non una società di comunanza e di azienda, ma una federazione di sussidio e di libero ricambio, ove l’uomo non dee mai servire all’uomo, ma alla necessità della natura e al proprio meglio, rimanendo ciascuno indipendente e confederato.

Primo passo verso questa civiltà è il sistemare un Governo, cioè una direzione del potere pubblico, che abbia unità, vigore, stabilità nell’esistenza e nelle funzioni, e che elevi grado a grado i poteri d’un popolo, mediante l’azione competente delle leggi e della pubblica amministrazione, fino al punto che i bisogni stiano in bilancia coi mezzi di soddisfarli; rispettando e proteggendo sempre la padronanza originaria, e temperandola colle necessità della convivenza. Nulla dunque d’arbitrario nella scienza della cosa pubblica, il cui intento dev’essere di produrre il massimo bene col massimo risparmio di libertà. Uscite di questo, e gli Stati diventano corrotti, deboli, infelici.

Laonde, sposando la politica colla giustizia, il diritto comune colla individuale attività, posava per suprema formola della vita d’uno Stato «la tendenza perpetua di tutte le sue parti all’equilibrio dell’utilità e delle forze, mediante il conflitto degli interessi e dei